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“IL MIO TELEFONINO FA IL CAFFE’ “. INCONTRO CON LUCA GAMMAITONI

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luca gammaitoni

luca gammaitoniGENOVA. 26 OTT. Il prossimo computer? Minuscolo come un granello di polvere. Le nuove case? Intelligenti: con i sensori direttamente nel cemento. Le analisi del sangue? Fai-da-te: con un’applicazione del telefonino. Ma il bello è che queste non sono ipotesi di uno scienziato pazzo, spiega Luca Gammaitoni in Aula San Salvatore: nel laboratorio di Perugia che dirige molto di questo è già realtà. E la prossima sfida, allora, potrebbe davvero essere Il mio telefonino fa il caffè: niente di più sconvolgente di quanto non sia spiegare a qualcuno arrivato dagli anni Cinquanta che “ho un dispositivo in tasca che mi mette a disposizione tutta la conoscenza umana, ma lo uso per fotografare gatti e litigare con gente che non conosco”.

Sì, perché “le principali applicazioni di un oggetto che per pigrizia continuiamo a chiamare telefonino – spiega Gammaitoni – sono in realtà mandare messaggi di testo e fare fotografie trasmesse via Internet. Ma fino a quindici anni fa il telefono era fisso, e se vi avessi raccontato queste cose mi avreste preso per matto. Dunque siate scettici, ma aperti: possono succedere davvero cose che non immaginate”.

La nuova sfida – già a portata di mano – è quella dei computer minuscoli: grandi come un granello di polvere. E le applicazioni sono davvero da fantascienza: “Sarà possibile mischiare questi computer con i materiali di costruzione: creando così un cemento intelligente, con sensori che potranno misurare le grandezze fisiche e controllare la stabilità dell’edificio”. O, ancora, nel settore della sanità: “Tra tre anni – anticipa Gammaitoni – la gente si farà l’esame del sangue cinque volte al giorno con il telefonino. E ci sarà una vera esplosione di dati sanitari”.


Ma il cuore – e il tallone di Achille, per ora – di questa rivoluzione è rappresentato da una questione apparentemente banale: come faccio con la batteria? Sì, perché “per far funzionare il notebook ci vogliono cento watt. Per un telefono quando parlo almeno un watt. Il computer granello di polvere ha bisogno un micro watt: è poco, certo, ma non posso metterci una batteria. Come alimentarlo allora?”. Anche perché il calore prodotto dal computer è un inconveniente: “Oggi – continua lo scienziato – non riusciamo a fare computer più potenti non perché non ci siano le tecnologie necessarie, ma perché si brucerebbe. Il paradosso è che tutta questa energia, più del 60 per cento, serve solo per farlo raffreddare: compri un computer e in omaggio hai una stufa! E’ una follia sprecare energia in questo modo: la scommessa di noi scienziati è risolvere questo problema. Cercare di diminuire l’energia che viene sprecata. Ma è possibile costruire un computer che non consumi energia?”.

Al laboratorio di Perugia – Nips, acronimo di Noise in Physical Systems – che Luca Gammaitoni dirige, con un progetto finanziato con 2,5 milioni di euro dall’Unione Europea sono stati costruiti prototipi di generatori grandi come granelli di polvere. La nuova frontiera, dunque, è tracciata. Ma per risolvere il problema energetico, le chiavi vanno ricercate negli studi del passato: del fisico tedesco Rudolf Clausius, di Ludwig Boltzmann, Willard Gibbs, Claude Shannon, John Von Neumann, Rolf Landauer. Bisogna “attingere al concetto di entropia nei sistemi microscopici. A quello di informazione, che ha la stessa formula dell’entropia. E poi, al concetto di energia libera”. Da qui al… caffè il passo può essere breve. (nella foto: Luca Gammaitoni).

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