Il Questore di Genova chiude per trenta giorni “Casa Mia”

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Il logo sul web con cui la direzione del casa Mia club annuncia la chiusura
Il logo sul web con cui la direzione del casa Mia club annuncia la chiusura
Il logo sul web con cui la direzione del Casa Mia Club annuncia la chiusura

GENOVA. 21 FEB. Si attende ancora il comunicato ufficiale dei gestori del ristorante-discoteca Casa Mia Club in via XII Ottobre, ma intanto il club è chiuso per trenta giorni su ordine del Questore di Genova. All’origine del provvedimento ci sarebbero troppe risse, pestaggi, ubriachi e interventi forse non del tutto regolari degli uomini della security: quindi una concreta situazione di potenziale rischio per la sicurezza dei cittadini e l’ordine pubblico.

Il provvedimento, infatti, è stato assunto ai sensi dell’articolo 100 del Tulps, il testo unico di polizia, che consente al questore, unico organo istituzionale responsabile dell’ordine pubblico in città, di sospendere la licenza di un esercizio nel quale siano avvenuti tumulti o gravi disordini, o che sia abituale ritrovo di persone pregiudicate o pericolose o che, comunque, costituisca un pericolo per l’ordine pubblico, per la moralità pubblica ed il buon costume o per la sicurezza dei cittadini.

Un paio di settimane fa, alcuni ragazzi avevano chiamato i carabinieri dicendo che erano stati malmenati dagli uomini della security del locale, i quali erano intervenuti per sedare una rissa (tutto ancora da verificare). Pochi giorni prima, le volanti erano intervenute per un’altra rissa fra ubriachi. E ancora, in un’altra occasione, un ragazzo aveva denunciato di essere stato colpito con  un pugno al naso da un addetto del locale (tutto ancora da verificare). Questi e altri episodi, insieme alle varie relazioni di servizio di carabinieri e poliziotti, hanno convinto Vincenzo Montemagno ad applicare il 100 del Tulps.

 

 

13 COMMENTI

  1. bah… una volta si andava in discoteca per ballare con buona musica e divertirsti, oggi se non sono completamente ubriachi o fatti come zampogne non si divertono… sono contento di aver concluso il mio lavoro nelle discoteche.

  2. Un locale che fa quattro serate a settimana e crea un problema ogni tanto non è da definirsi ne violento nè mal frequentato. Punire un imprenditore che crede nella città e crea posti di lavoro e svago è insano e fa capire in che posto viviamo. Locali da 1000 persone vengono chiusi per colpa di pochi avventori, tutelando chi, da ubriaco, ha creato disagi e punendo chi lavora e crea serate divertenti e belle in una città che sta morendo..Resto allibito.

  3. Non è neanche normale che i buttafuori di un locale pestino la gente solo per il gusto di farlo e ne so qualcosa.
    Loro devono mantenere l’ordine non picchiare la gente

  4. Da ragazza andavo in discoteca ma tutto sto macello non c era..(ne ci si divertiva fumati e ubriachi) Se non siete in grado di passare una serata senza lasciare nemmeno un neurone vigile ..meglio che state a casa a giocare con la play !

  5. Francesco-Maria Noto non è solo quello! Una volta le discoteche avevano un titolare che si occupava praticamente di tutto. Ora le discoteche sono gestite dalle organizzazioni di p.r. E trovo anche assurdo che nella stessa location ci siano 4 o 5 gruppi di p.r. che gestiscono praticamente tutto

  6. Christian Schipani: mica lo dice LN, ma lo sostiene il Questore, che indipendentemente dalle responsabilità dell’esercente ha adottato il provvedimento in base all’art. 100 del Tulps, il cui presupposto di legge è, testualmente, il “pericolo per l’ordine pubblico e la sicurezza dei cittadini”. Si informi prima di scrivere sciocchezze. Inoltre, LN ha correttamente pubblicato pure la replica della direzione della discoteca al Questore. Lei si può schierare con il Questore o con il gestore del club, ma non spetta a noi sentenziare sui fatti e insultare chi li riporta in modo corretto.

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