Il pregio della gracilità

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L'uomo e la sua gracilità
L’uomo e la sua gracilità

GENOVA. 31 DIC. La vita è strana. Per come si esplica nel tempo, per come inaspettatamente si sviluppa. Per le pieghe che prende. Per taluni esiti affettivi che, pur anomali ed episodici, riesce ad esprimere in una società sincopata, ipertesa, estraniante come questa.

Strano è l’uomo per la sua vacillante saggezza, malgrado il trascorrere del tempo. Strana la sua costante filiazione di labirintici pensieri, dal prevedibile, infausto, defatigante esito.

Nondimeno, per adeguata e disperata reazione, permane la condizione morale e materiale di essere competitivi, di dimostrarsi sempre e comunque forti e pronti alle quotidiane sfide; di attribuire alla nostra esistenza un significato materiale adeguato al valore, spesso sovrabbondante, che ci auto-assegniamo.

 

A tal proposito, qualche sprovveduto tra noi, non aggiornato sui fatti recenti e sui più recenti deliri, potrebbe obiettare (con ampio margine di attendibilità, peraltro) che la vita umana ha già ex sé un significato trascendente, immutato ed immutabile. Per tale motivo non vi sarebbe necessità di attribuirgliene altro, vieppiù prosaico e svilente.

Purchessia, questa gracilità di vedute e di pensiero può, meglio che tanto, costituire un punto di forza, un assennato spunto, un buon inizio (considerazione tra l’altro magistralmente enucleata da Hermann Hesse) rispetto a debordanti, iper-ambiziose derive.

In applicazione di tale persuasiva visione, è immaginabile che, sulla base di una originaria ed inesausta energia, la vita, evitando di  disperdersi in rivoli voluttuari e secondari, riesca a veicolarsi in un unico impetuoso alveo, dagli alti e robusti argini.

Evitata così l’ipoteca dell’autoinganno, tentiamo di non frammentarci irrimediabilmente in visioni limitanti e parziali che trovano nel redivivo mito superomistico un consolatorio e solo temporaneo soddisfacimento, titanico abbagliamento.

Mai dimentichi che il limite del superuomo trova spazio e condizione nell’uomo stesso. In questa gracilità che costituisce la sua autentica e grandiosa natura, intima affermazione di sé.

Una condizione che trova comoda considerazione e conclusione in una tacitante citazione di K.Kraus: “il superuomo è un ideale prematuro che presuppone l’uomo” .

Massimiliano Barbin Bertorelli

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