Il pm: niente prove, caso moglie del pm contro Bruzzone da archiviare

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Paita a Bruzzone: lei è un pagliaccio, seduta sospesa in consiglio regionale

GENOVA. 16 SET. Le accuse si sgonfiano. L’ipotesi era di induzione alla concussione, ossia presunti ricatti e pressioni per “contenere” od “addolcire” accuse ed indagini sul caso Spese pazze in Regione Liguria, in cui, per vicende di anni fa, è rimasto coinvolto, insieme ad altri 27 consiglieri, anche l’attuale presidente del consiglio regionale Francesco Bruzzone (Lega Nord).

L’ex capo di gabinetto della presidenza del consiglio regionale Afra Serini (moglie del pm genovese Alberto Lari) aveva denunciato i fatti con un esposto in procura a Genova, raccontando di essersi sentita vittima di una sorta di ricatto. La donna è ancora dirigente in Regione, ma è stata trasferita ad altro incarico.

Ieri il collega del pm, al quale il procuratore aggiunto Vincenzo Calìa aveva tempestivamente affidato l’indagine, ha deciso di chiedere l’archiviazione perché non ci sono prove di nessun reato da parte di Bruzzone, né da parte dell’assistente Anna Cavallini (citata da Serini nell’esposto). Ora dovrà decidere il gip.

 

La figura fiduciaria del capo di gabinetto della presidenza era stata assunta dalla moglie del pm all’epoca di Monteleone (Udc) e confermata da Boffa (Pd) ma non dall’attuale presidente leghista.

Bruzzone ha fatto sapere che, al momento, non intende ricoprire quell’incarico fiduciario “in coerenza con le scelte già assunte durante la sua esperienza da presidente dell’Assemblea legislativa dal 2002 al 2005″.

“Ho sperimentato in quella occasione – ha aggiunto Bruzzone – che gli uffici del gabinetto possono funzionare anche in assenza di uno specifico dirigente e, in questo particolare contesto di contenimento delle spese, rinunciando a questa nomina si otterrà un risparmio di circa 110 mila euro all’anno”.

Altro che presunte “pressioni”.

 

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