Il non fare di Doria ottiene il dissenso pure dai lavoratori della Cgil

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Il sindaco del non fare Marco Doria è riuscito a ottenere pure il dissenso dai lavoratori della Cgil: rivoluzione arancione è stata un flop

GENOVA. 7 APR. “Che fine triste ha fatto il sindaco Doria, da simbolo della “rivoluzione” arancione a pedina del potere calato dall’alto come un vecchio politicante della Prima Repubblica e abbandonato persino dal sindacato di sinistra per eccellenza: la Cgil”.

Nelle ultime ore, da Genova a Roma, sono accaduti altri fatti che fotografano la situazione politica in cui si è ritrovato il sindaco Marco Doria e, in vista delle elezioni 2017, la miss preferenze 2015 del M5S Alice Salvatore è partita all’attacco di Tursi.

“Ieri pomeriggio – dice il consigliere regionale Salvatore – alla festa per i 120 anni della Cgil, non appena il primo cittadino ha preso la parola, ampie frange di sindacato hanno abbandonato la sala del Maggior Consiglio a Palazzo Ducale, in estremo segno di dissenso contro chi, in 4 anni, è riuscito nell’impresa di sfasciare il servizio pubblico genovese, da Amt a Amiu a Iren.

 

Peccato che, ancora nel 2012, nel suo programma elettorale per le amministrative Doria scrivesse: “Serve dunque una visione rivolta al futuro (…) Altrimenti si rischia davvero di vedere un aumento di disoccupazione e precarietà, in particolare giovanile ma non solo, e/o di abbandono della nostra città in cerca di lavoro altrove”. Esattamente quello che ci lasciano in eredità 4 anni di (non) governo di Doria, più attento ad accontentare le lobby e rincorrere il Pd. Ma il “fenomeno” Doria non era nato proprio in alternativa al Pd?

Quattro anni dopo, sindaco e Pd hanno finito per diventare l’uno la stampella dell’altro, a seconda di come tira il vento. Al punto che oggi a lanciare una ciambella di salvataggio a Doria non sono i sindacalisti rossi e men che meno i lavoratori traditi, bensì il ministro di Grazia e Giustizia Andrea Orlando, che da Roma rassicura il primo cittadino su una riconferma senza passare dalle primarie.

L’ultima maschera di Doria diventa così quella della pedina del potere, spostata a piacimento dai colonnelli del Pd sulla mappa di un Risiko che i cittadini non capiscono più, lontano anni luce dai problemi che continuano ad attanagliare Genova: disoccupazione a livelli record, zero tutela del territorio e dissesto idrogeologico, imprese che chiudono o fuggono all’estero, trasporti disastrosi, degrado e illegalità diffusi”.

 

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