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IL NATURALISMO LIBERALIZZATO AL FESTIVAL DELLA SCIENZA

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li sono i limiti della spiegazione scientifica? La risposta sta in una nuova corrente di pensiero: il naturalismo liberalizzato”. Così Telmo Pievani, professore associato di Filosofia della Scienza presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca, ha introdotto la conferenza Fin dove può arrivare la biologia nello spiegare le azioni umane? Proposta di un naturalismo pluralista, che si è svolta sabato 3 novembre nella Sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale in occasione del Festival della Scienza. A parlarne sono stati Mario De Caro, insegnante di Filosofia morale all’Università Roma Tre, John Dupré, Professore di Filosofia della scienza alla University of Exeter e il filosofo dell’Università di Sidney David Macarthur. La filosofia deve collocarsi in continuità stretta con la scienza oppure deve conservare una forte autonomia? Per tentare di rispondere alla domanda, occorre una premessa: “Ci sono due modi per spiegare il mondo umano”, ha spiegato De Caro, “c’è chi afferma, con atteggiamento antiscientifico, che il mondo si spiega indipendentemente dalle teorie scientifiche, e c’è chi invece afferma che la scienza dice tutto sul mondo. La corrente pluralistica si pone come via di mezzo: il mondo umano è intrinsecamente variegato e ad esso si deve guardare da una irriducibile molteplicità di punti di vista”. “Oggi il naturalismo scientifico prevale sul soprannaturalismo”, ha dichiarato Macarthur, “la fisica rappresenta il paradigma singolo che spiega come la scienza dovrebbe essere. In questo modo però il mondo umano viene messo da parte. Il naturalismo liberalizzato invece prende seriamente le scienze umane”. Dupré ha definito ‘insolita’ la propria professione: “un tempo i filosofi della scienza erano interessati per lo più alla fisica. Si pensava che la biologia fosse una materia confusa. Oggi si è capito che essa non è riducibile alla fisica”. Anche Dupré ha difeso il pluralismo: “le scienze sono tentativi autonomi di studiare la realtà. Non ne esiste una sola”. Poi ha portato un esempio di posizione riduzionistica: “a prima vista si può dire che ‘i cervelli causano i comportamenti’. Ma è solo un pregiudizio, perché i nostri comportamenti dipendono anche dal fatto che siamo animali sociali e che parliamo una certa lingua”.

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