Il Nano Morgante | Una situazione di contrabbando

0
CONDIVIDI
Il Nano Morgante | Una situazione di contrabbando

GENOVA. 15 OTT. Sembra un titolo fuori legge, ma non lo è. E’ solo una frase che riecheggia un brano di Enzo Jannacci.

Pertanto, in piena legittimità e tranquillità, dibatto l’idea che non tutte le “esposizioni” che ci vengono propinate dalle più disparate, ancorché accreditate fonti, hanno sempre a supporto cognizioni adeguate e solide convinzioni tematiche.

E che l’antico motto latino (opportunamente tradotto) “conosci l’argomento, le parole seguiranno” è una regola forse sconosciuta; di certo, poco osservata.

 

In attesa che la trattazione si sviluppi in progress e l’argomento sotteso prenda una qualche forma, è possibile notare certe improvvisate narrazioni, adornate di enfatici e ridondanti appellativi, col sottaciuto intento di “contrabbandare”  lucciole per lanterne.

Ciò può accadere, come detto, quando la contezza è cifra latitante e l’imponenza del “peso della pura necessità”, scomodando S. Weil, implica una scelta multipla, distribuita omogeneamente a raggiera, utile a prefigurare opportune vie di fuga.

Così accade, ad esempio, quando l’uomo si appresta a sminuire, a denigrare senza titolo il valore altrui,  sulla falsariga del “sus Minervam” ciceroniano, mentre vagola tra lanterne & lucciole, nella nebbia più totale. Vieppiù nell’ulteriore confusione se queste ultime (le lucciole) si riferiscano ai luminescenti insetti campestri o a certo genere femminile peripatetico.

In effetti, è insita e giustificata nella natura umana una fisiologica vacuità di sostanza, stante il fatto che il sentirsi creato, la percezione di “creaturalità”, non può che generare, in linea di principio,  l’idea di un “creante” ed un connaturato senso di straniante subalternità.

Riprendendo il tema centrale, il misconoscere ed il contrabbandare possono certamente accogliere situazioni confuse, vieppiù necessitate da esposizioni generiche.

Così, proprio mentre abbozziamo un’idea (ovviamente geniale) ed elaboriamo severi giudizi per le inadeguatezze altrui, le ragioni del titolo affiorano e straripano nel costante e furbesco tentativo di “contrabbandare” una cosa per l’altra: la fortuna per capacità, il populismo per politica, l’improvvisazione per arte, l’arroganza per carattere, la forma per sostanza, la menzogna per verità.

Tale narrazione, definita da “entità linguistiche”  assemblate con criterio vezzosamente estetico, costituisce esito non meno utile di altre, meno improvvisate e più circostanziate.

Il resoconto finale da attribuire all’evento espositivo, come sempre, è discrezionale.

Così, la ricercatezza lessicale non è detto sia sempre una cifra sminuente rispetto ad una dissertazione scorrevole ed essenziale, potendo sempre trarre da entrambi i metodi la plausibilità del fine.

Talvolta, tuttavia, dietro l’enfasi narrativa, insiste una sostanza fievole, un’ idea fiacca ed effimera che non muta in principio di sostanza.

Non titubiamo, pertanto, quando un’esposizione la si percepisce come contrabbandata: poiché “la verità è principalmente nell’intelletto e poi nelle cose”,  scomodando Hobbes. E poiché “non ci sono fatti, solo interpretazioni”, scomodando anche Nietzsche.
Massimiliano Barbin Bertorelli

LASCIA UN COMMENTO