Home Cultura Cultura Genova

Il Nano Morgante | L’immutabile idea del ‘buono’

2
CONDIVIDI
Il Nano Morgante | L’immutabile idea del ‘buono’

GENOVA. 30 SET. Non serve molto tempo per inquadrare un individuo, per capirne le caratteristiche essenziali e collocarlo utilmente nella rispettiva categoria dei graditi o dei non graditi.

In effetti, potrebbe apparire superficiale pensare di categorizzare (tanto più in un tempo breve, se non nell’immediatezza) le persone che intercettiamo ogni giorno e con cui ci intratteniamo, più o meno occasionalmente.

Tuttavia, permango nella convinzione che le usuali dinamiche emotive sociali, distribuite tra tempo libero, lavoro e sentimenti, possano consentire interpretazioni decisamente attendibili ed utili, basandoci principalmente sulla natura comparativa e primitiva dell’intuizione.


Per questo motivo, pare afflitto da inconsistenza ed infondatezza il luogo comune secondo cui “ci vuole tempo per conoscere una persona”. A conferma di tale afflizione, è sufficiente notare con quale frequenza anche attempate relazioni sentimentali e pluriennali amicizie si infrangono con facilità ed improvvisamente, a causa di comportamenti tanto deludenti quanto insospettati.

In questo caso, capire come ciò possa accadere e perché tali elementi di criticità non si siano mai palesati prima, è fenomeno tutt’altro che misterico, giacché discende principalmente dal livello di miopia ed ingenuità col quale non intendiamo mettere a fuoco l’eloquenza di un particolare, in relazione al suo insieme.

In buona sostanza, un’infusione spontanea tra volontà ed attitudine a praticare l’habitus della convivialità dovrebbero metterci in condizione di disvelare con buona approssimazione l’eventuale arcano che può aleggiare in un incontro occasionale, come pure in un rapporto (apparentemente) collaudato.

Fuor di metafora e stante le imminenti conclusioni, l’unica possibilità di essere colti impreparati da uno sconveniente comportamento “altrui”, sconta principalmente un pervicace ed ostinato radicamento nell’idea del “buono”.

Radicamento che, nonostante alterni ed espressi indizi, ha trovato nella nostra visione ideoplastica, la sua immota e personificata imbalsamazione. E la sua mesta fine.

Massimiliano Barbin Bertorelli

2 COMMENTI

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here