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Il Nano Morgante | L’eloquenza impalpabile del silenzio

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Il Nano Morgante | L’eloquenza impalpabile del silenzio

GENOVA. 17 GIU. A partire dalla cultura illuminista, un’invasione inarrestabile di parole occupa quotidianamente la nostra vita. E la nostra mente.

L’intero mondo ne è coinvolto. L’uomo contemporaneo invano cerca di divincolarsi dalle maglie di questa invisibile armata, mentre i media catapultano parole con una prodigalità inusitata ed artificiosa.

Taluni, con le parole, hanno trovato il modo di costruire imperi, orientando gusti e scelte altrui; inebetire moltitudini. E, imperscrutabile sorte, nella misura in cui questi taluni si sono favolescamente arricchiti, talaltri si sono tragicamente impoveriti, secondo un principio fisico per il quale,  sintetizzando brutalmente, ciò che aggiungo ad una parte, lo tolgo all’altra.


Secondo ben altro ed inverso principio, in una mente possiamo introdurre sovrabbondanti quantità di chiacchiere ed essa le conterrà tutte, seppur confusamente (tuttavia, con una determinata priorità).

Questo aspetto ci potrebbe instillare l’idea di pensare (erroneamente) che, non occupando alcun luogo fisico, le intangibili parole non occupino spazio. E che non producano gran esito in noi.

E’ evidente che la visibilità e la matericità non sono sempre requisiti essenziali per connotare la rilevanza e la consistenza di una cosa,  persino in una Società iper-materialista.

Le parole, questo nulla vagante, incidono non poco nella nostra esistenza. Il nostro destino, almeno in parte, si conforma ad esse, rendendo ben pertinente la citazione biblica attribuita al profeta Isaia: “così sarà della parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto”.

Orbene, tra la vasta gamma di espansione della “parola”, nel menzionare un remoto passato “pre-verbale”,  non ci si sottragga alla possibilità di tornare sui propri passi  in tutte le occasioni in cui ci si accorga che essa sia stata profferita a caso, senza controllo e senza costrutto.

Si consideri questa condizione di silenzio, anch’essa una forma di eloquenza. Talvolta, una tra le più elevate.

Massimiliano Barbin Bertorelli

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