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Il Nano Morgante | La volontà come conseguenza

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Il Nano Morgante | La volontà come conseguenza

GENOVA. 1 APR. Il più delle volte, le cose non vanno come vogliamo, bensì come vogliono. Le cose, in questo debito modo, trovano composizione nel dipanarsi delle singole vicende e, ancor prima, all’origine dei pensieri pre-disponenti, assumendo da essi, a prescindere dalla loro intrinseca qualità, materia e direzione.

In tal senso, anche adottare una regola di equilibrio non può sempre evitarci l’assidua frequentazione di luoghi irti e desolati. In nome di tale regola, ogni vicenda, di cui temiamo le conseguenze,  implica categorie di qualità tra loro opponibili.

In esito a ciò, può forse sorprendere il fatto che nessuna condizione esiste senza il suo contrario, costituendone quest’ultimo, di fatto, la co-essenza?


In linea con tale intrinseca dicotomia, possiamo intra-prendere o ri-prendere il cammino redentivo verso la nostra casuale meta e l’inevitabile incertezza del traguardo.

In tutto ciò, ovviamente, non si disconoscano gli effetti della volontà individuale e la forza che essa può imprimere all’intero processo.

In base a tale premessa, c’è da chiedersi con quale volontà ed  a quale sorte indirizziamo la nostra azione, se la nostra contezza si limita unicamente sull’effimero istante in cui tale azione viene attuata.

In verità, il luogo della “volontà” si conforma alla “possibilità”, dichiarando una qual forma di egemonia della seconda sulla prima.

Si possono nutrire dubbi sull’efficacia della volontà, delineando, a sostegno di ciò, la difficoltà, spesso, nel costituirsi a forza ed esaudimento di un qualsivoglia  obiettivo.  Vieppiù, quando la volontà è alterata e distratta da  ansiogene ruminazioni mentali, tali da costituire un’opera concettuale, anche nel breve termine, tanto pressante e poco premiante.

Non è raro infatti che sia proprio una malintesa volontà a condurci fuori strada, ad indicarci percorsi che, ben accolti da una presunzione di “libertà” e di “sicurezza”, conducono altrove.

Accantoniamo quindi, almeno per un attimo, l’idea ipernutrita che la volontà possa ex se consentire il superamento di ogni ostacolo, giacché tale idea è fallace fin dal suo primo orbitare.

Considerato che “ciascuno è un enigma angoscioso per sé stesso” (Sant’Agostino) e che la volontà è una categoria dinamica, non è così peregrino identificare il “volere” come conseguenza di un “potere” sapientemente adattato alle più disparate e disperate esigenze.

Massimiliano Barbin Bertorelli

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