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Il Nano Morgante | Il principio logico insufficiente

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Il Nano Morgante | Il principio logico insufficiente

GENOVA. 6 MAG. Si può arginare un fenomeno che pare diffondersi a vista d’occhio e contagiare a macchia d’olio una moltitudine di umani?

La domanda non obbliga alla risposta, tanto più quando gli elementi di cui è costituita possono apparire generici ed inconsistenti.

E’ più comodo soprassedere, come facevano Stanlio & Ollio, quando, in certe loro pellicole, si sedevano l’uno in braccio all’altro.


Limitiamoci ad identificare, dato facilmente osservabile, questo fenomeno come uno stato di malessere permanente in capo alla nostra Società sfidante ed al singolo componente.

L’aspetto sconfina oltre i limiti geo-logici e merita la rammaricata citazione leonardesca «L’omo è detto da li antiqui mondo minore, e certo la dizione è bene collocata» ed ancora la più remota (ma attuale) citazione del saggio Biante  quando stigmatizzava, per altro verso, la “malvagità della maggioranza”.

Anche oggi, sulla “maggioranza”, su questo moloch sempre più imponente e confuso, si può continuare a dire e con-dire di tutto un pò.

Allo stato dell’arte, mantenendoci entro binari stilistici accettabili, potremmo individuare, più che una “malvagità” nella maggioranza, una sua “insufficiente logica”, giacché tra le molte azioni che essa compie alcune producono, alla resa dei conti, effetti tutt’altro che vantaggiosi.

E’ evidente che, ogni volta che si decide un comportamento, si schiude uno spiraglio di nuove possibili conseguenze.

La questione corre sottotraccia e pone in campo un temibile meccanismo che tende a mentalizzare e paralizzare ogni azione, in forza di un “principio di ragione” a volte sufficiente, il più delle volte insufficiente (cit. A.Finkielkraut).

A prescindere dalla sostanziale differenza tra natura attiva e reattiva dell’agire umano, la logica, pur avendo un teorico consenso, non ne detiene molto nella pratica quotidiana.

Ecco perché è facile assistere a comportamenti da questo punto di vista eccepibili. Ecco perché i “princìpi di ragione”  si librano a mezz’aria, paiono prendere il volo e poi rovinano a terra. Ed ogni gesto già compiuto viene similmente reiterato, anche là dove il conseguente migliorabile esito si é già mostrato.

Massimiliano Barbin Bertorelli

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