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Il Nano Morgante | Il delirio da dominio apparente

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Il Nano Morgante | Il delirio da dominio apparente

GENOVA. 27 MAG. C’é poco da dire e poco da fare: quando la nostra mente s’incammina in una direzione, non esiste alternativa possibile se non quella di esserne trascinati, come tra impetuose rapide di un torrente. E non c’è sforzo che possa, in quel preciso momento, riportarci a galla e farci approdare su altri e più sicuri lidi.

Pare proprio che la volontà, quando s’imprime, non si affievolisca neppure dinanzi all’immanenza di potenziali afflizioni. In tal senso, qualunque pensiero, anche il più aleatorio ed improvvido, può assumere tono profetico ed imporre vie alternative, componendosi in una volontà infida, inaffidabile.

Diviene allora esigenza affrontare il problema assalendolo alle spalle, cogliendolo (e cogliendoci) così di sorpresa.


L’impresa appare titanica, con tutto quello che l’aggettivo comporta, vista il mesto destino dei Titani quando intesero pensare di sfidare gli Dei.

Sotto tale aspetto, il pensiero non è che un mezzo. Tuttavia, senza illuderci troppo, esso non discende totalmente da noi. Non è quindi peregrino pensare il pensiero come una “eredità”, un’inferenza originaria che, al punto cruciale, protende nell’esigenza di rispondere al quesito: chi decide cosa?

D’altronde, se non ne contempliamo i prodromi, né i presupposti fondativi, né, a conti fatti, l’integralità, il meccanismo  assume un tono meta-cognitivo che tende a tracimare gli argini del “nostro” impetuoso afflusso di idee.

Nondimeno, in tema di arrendevolezza umana, l’opposto dell’esercizio di volontà, resterebbe valida l’opzione di trascurare ed accantonare il problema, astenendoci da ogni soluzione al momento inaccessibile.

Tuttavia, l’astensione, seppur sia una prassi in qualche caso giustificabile ed applicabile, rimanda spesso alla sua stessa inconcludenza. Allontanare i pensieri nefasti e dolorosi è una forma di volontà umanitaria. In tal senso, l’impresa epicurea di eliminare gli affanni si rivela grandiosa quando impedisce, ab origine, l’insorgenza stessa del problema.

Ma, va ricordato, è nella comprensione del disagio, proprio ed altrui, che l’uomo acquisisce e sviluppa intensità, solidità morale, saggezza.

Nondimeno, la sua miopia e la sua limitatezza a riguardo non gli impediscono di permanere nell’irriverente aspirazione di un “dominio” smisurato e fuori luogo. Nel quotidiano paradosso di un “delirio da dominio apparente”.

Massimiliano Barbin Bertorelli

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