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Il Nano Morgante | Il confine della strada maestra

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Il Nano Morgante | Il confine della strada maestra

GENOVA. 24 GIU. Può l’uomo dedicarsi disciplinatamente a qualcosa o a qualcuno senza pensare ad un possibile ritorno economico od affettivo?

In altri termini, può investire volontariamente tempo e passione, dedicarsi ad altri, a prescindere da una personale prefigurazione degli esiti ed a prescindere da una dannata inclinazione a tale ghiotta possibilità?

Investigare per credere.


Si potrebbe scoprire che in tale ambito insiste una nutrita folla psicologica impegnata nel prestare quotidiano e disinteressato soccorso a chi ha bisogno. E, già che c’é, anche a chi non ne ha. E scoprire, inoltre, non di rado, di avere anche per sé un sottaciuto bisogno di attenzioni.

Certamente, l’accezione che si attribuisce al concetto di “bisogno” è di tal vastità da suggerirne una trattazione a parte e successiva, per evitare al presente di allontanarci dalla strada maestra.

Con altrettanta certezza, in talune circostanze, si dovrebbe condurre a migliore ragione e miglior sede la nostra indole, in specie quando sospinge verso un confine implausibile.

Occorre valutare, decifrare ed elaborare tali marcatori emotivi in progress, esattamente come, nell’auto, testiamo benzina, olio e gomme prima di un viaggio, giusto per non restare in panne.

Questo test pare instillare il dubbio della bontà delle relazioni intersoggettive, quando il dato in esso percepibile é, con discreta frequenza, sbilanciato tra i soggetti in campo.

A tal proposito, dal punto di vista concettuale, tale attitudine, ex se insopprimibile, si realizza attraverso proprie forme di emozioni ed azioni.

Darne esito assiepa una serie di strumenti e di sensibilità che appartengono, nelle rispettive peculiarità e modalità, all’essenza individuale umana.

Ciò che merita rigore logico ed etica imperativa è il positivo e possibile discernimento del significato etico sotteso ad ogni vicenda e ad ogni meta insita. Nondimeno, la volontà benevola di “dedicarsi” agli altri enuclea patemica partecipazione alla propria essenza. E l’azione, in tal senso, pluralizza la soddisfazione.

Concludendo senza altri panegirici, risulta comodo scomodare un pertinente pensiero di Nietzsche: “la volontà senza meta non riesce a vivere”. Né a “sopravvivere”, mi permetto di aggiungere.

Massimiliano Barbin Bertorelli

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