Il mito del futuro: tra livore ed estraniamento

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Il secondo tragico Fantozzi, il futuro e la disuguaglianza
Il secondo tragico Fantozzi, il futuro e la disuguaglianza
Il secondo tragico Fantozzi, il futuro e la disuguaglianza

GENOVA. 27 FEB. “Le parole stanno a zero”. Certo, si sa: occorre ben altro che le parole. Occorrono azioni e fatti concreti per dare soluzione ai “problemi”. Ancor meglio sarebbe non crearne, per poi non doverli neppure risolvere.

Non di meno, l’argomentare della necessità di agire in coerenza a quanto si afferma è pur sempre un segnale di attenzione e sensibilità alla questione: accontentiamoci, per il momento.

Sappiamo bene, inoltre, quanto gli “interessi collettivi” abbiano sovente una collocazione defilata e subalterna rispetto agli interessi privati, personali.

 

In questa sbilanciata ed asimmetrica diade pubblico-privata, la forbice sociale aumenta, crea una frattura in netto contrasto con un sistema che intenderebbe paludarsi di equità, giustizia, uguaglianza.

Ad esempio, è facilmente constatabile la profonda faglia tra la realtà di chi si barcamena nel trovare o conservare il proprio posto di lavoro e la realtà di chi, gaudente da uno scranno e da una qualsivoglia rendita di posizione, in qualsivoglia modo conquistata, si richiama alla retorica di un ormai smarrito (altrui) senso etico.

Certamente, la condizione ideale non è l’immobilismo, non l’inazione; neppure starsene muti. Certamente non la disillusione, l’estraniamento verso la società in cui giocoforza viviamo. La Politica in questo caso, come in altri, a maggior ragione, deve orientare ed imprimere  la coesione, privilegiare l’inclusione.

Assistiamo tuttavia ad sottaciuta una “accettabilità della disuguaglianza”, prodromica ad una quantificazione e misurazione del processo involutivo.

Affinché ciò non rimanga l’ennesima lettera morta, occorre si ragioni attentamente ed individualmente su cosa aspettarci dagli altri e, soprattutto, cosa pretendere da noi stessi.

E’ un dato di fatto: il nostro non è tempo di “rivoluzioni”, quanto di reazioni scomposte. Tuttavia, vale la pena non disperdere la tensione emotiva e l’energia civica accumulate e disponibili per affrontare questa realtà, da molti punti di vista complessa ed insidiosa.

Una maggiore consapevolezza dei cambiamenti in atto può contribuire a disinnescare quel processo di contaminazione livorosa e depressogena, tanto impalpabile ed indimostrabile nelle cause, quanto rovinosa nei suoi effetti.

Per questo é indispensabile, in stretto ordine di apparizione,  partecipare individualmente alla costruzione di un accettabile presente, prima ancora che di un futuro ideale.

Massimiliano Barbin Bertorelli

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