Il Festival della Scienza celebra Tullio Regge

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Tullio Regge
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Tullio Regge

Il Festival della Scienza celebra Tullio Regge

GENOVA. 24 OTT. L’uomo che faceva disegni irriverenti, che progettò una poltrona e portò la fisica al Palazzetto dello sport di Torino raccontandola come un viaggio spettacolare, da piccolo giocava con gli esplosivi. Questo è Tullio Regge, ma non solo.

Il padre era custode di Venaria Reale e lui era interessato a una zona del castello dove c’erano elementi chimici con cui si divertiva a giocare, come il clorato di potassio. Otteneva miscele deflagranti, dava fuoco a tutto. Era un pericolo domestico”.

Con la stessa passione incendiaria,Tullio Regge si buttò nella fisica teorica, studiando le particelle ad alta energia e la teoria dei campi, i buchi neri fino alla fisica quantistica della materia, dalla meccanica statistica alla gravità “discreta” della quale ha dato una fondamentale formulazione matematica, tanto da meritare nel 1979 il prestigioso “Albert Einstein Award”. Ma uno dei più grandi scienziati del Novecento era anche “un gran burlone”, come racconta a Palazzo della Borsa Giorgio Parisi, professore di Fisica Teorica presso l’Università di Roma La Sapienza in Cercando l’infinito. L’incontro, gremito di studenti, non è solo l’omaggio che il Festival della Scienza tributa a uno dei pionieri della divulgazione: è la storia di una vita straordinaria. Vissuta (anche) pericolosamente. Infiammata dal più potente combustibile: la curiosità.

 

In sala, Tullio Regge – classe 1931, morto l’anno scorso, il 23 ottobre – torna in scena nei filmati, con la sua verve e la sua capacità di bucare lo schermo. Anche quando tratta di temi complessi. Con Piero Bianucci e la regia di Bruno Gambarotta realizzò per la Rai decine di programmi televisivi di divulgazione scientifica “alta”. Nei video parla del computer. Senza mezzi termini scandisce che “i fisici sono ignoranti sulla storia della scienza, imparano l’uno dall’altro ripetendo formule vuote”. Lo si ascolta ragionare dell’effetto serra: “L’opinione pubblica – dice dallo schermo – non reagisce a cambiamenti graduali, ci risveglieremo quando sarà troppo tardi. Ma il problema non è italiano, è lo scacchiere mondiale”.

Giorgio Parisi racconta di quel sacro fuoco che teneva accesa la fiamma del suo interesse. Nei modi più disparati. “Nei campi della fisica – spiega – ma anche nella barca a vela, nei disegni: ebbe una vita molto piena”. Era il 30 aprile 1981, quando Tullio Regge, da poco tornato da Princeton, al Palazzetto dello Sport di Torino parlava a migliaia di cittadini proponendo uno spettacolare viaggio, “Vita nell’Universo”.

L’anno successivo ideò e realizzò “Dal quark al big bang”, un grande gioco dell’oca dall’infinitamente piccolo all’infinitamente grande e nel 1985, fu propulsore e presidente del Comitato Scientifico di Experimenta a Villa Gualino, la prima mostra scientifica interattiva in Italia. Giocava a rugby. Incontrò Salvador Dalì, Mikhail Gorbaciov. “Viaggiava moltissimo – racconta Parisi – una volta in Mongolia arrivò al confine con la Cina, in un territorio conteso tra Russia e Cina. Al ritorno, tenne una conferenza a Mosca all’Accademia delle Scienze. E in quel contesto disse: grazie per avermi organizzato un viaggio in Cina, citando il nome della città contesa. Gelo nella sala. Fino a quando si alza il vice presidente dell’Accademia delle Scienze, e dice, ad alta voce, scandendo: “Ah ah ah, il professor Regge ha sempre voglia di scherzare”. Per un soffio non scoppiò un caso diplomatico con la Cina”.

Sullo schermo, scorrono i disegni di Tullio Regge: pieni di arditi giochi di parole, sottili ironie: “Piove a dir8”, “Woody Alien”. D’altronde, sosteneva il grande fisico, “la scienza è sempre gioco, quello di capire come funziona il mondo”. E poi: “Un divertimento costante mi ha accompagnato, ho aperto molte porte per curiosare dentro. E quando mi sono stufato, ne ho trovata un’altra”.

Tullio Regge su Wikipediahttps://it.wikipedia.org/wiki/Tullio_Regge

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