Il declino umano. Breve storia del presente

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Il declino umano
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GENOVA. 16 APR. Dato il tono apocalittico del titolo, sono preparato ad una possibile ed immeritata reprimenda, in forza di una indole emotiva cospiratoria che giudica ogni singolo lemma secondo frettolosità e per mezzo di un vocabolario ormai tragicamente essenziale, sempre più smunto.

Ad ogni buon conto, il singolo individuo resta il principale fautore del proprio “auto-sviluppo” (cit.), del proprio progresso personale. E ciò non per puro narcisismo, poiché tale processo include e com-prende in sé una concezione espansa ed altruistica dell’esistenza.

Parallelamente, l’uomo, volendo, può ricavare e prevedere per sé un ruolo animoso, animato da propositività nei confronti dei propri simili; non innervato da malevolezze che ledono certa insopprimibile esigenza umana di stringere (duraturi) legami.

 

Sia come sia, l’equivocità dei rapporti linguistici interpersonali, che hanno trovato nella biblica Torre di Babele infausto epilogo, esordiscono spesso su una superficie di deduzioni ed opinioni aprioristiche e preconfezionate, trovando ostacolo in certa umana dose di incomunicabilità.

In ordine a tale premessa, l’interpretazione autentica del titolo riferisce sic et simpliciter di una condizione umana declinante, che pare scendere e tra-scendere i gradini della propria scala evolutiva.

Così, eccoci oggi, frastornanti da algoritmi sempre più efficienti,  formalmente evoluti, stigma di una Società alienata e sopravvivente.

Aldilà di un comodo catastrofismo (per quanto sia tutt’altro che “comodo” il pensare catastrofico),  l’uomo, sempre più distante da un moto ascensionale, declina la semplice condizione di “animale” (sua propria classificazione  evolutiva) in quella, più conflittuale e ripiegata, di “animale nevrotico”.

Una opportuna ri-classificazione che lo de-localizza non più al centro dell’universo, dove un tempo riteneva di essere (taluni ancor oggi permangono ingenuamente ancorati all’idea), bensì subalterno, periferico.

Tale avvenuta ri-localizzazione può meglio visualizzarsi con l’irruenza di un elefante che d’improvviso piomba in una cristalleria.

Così, l’uomo, dopo avere, con tempo e fatica, accatastato ed ordinato in sé valori e sentimenti, è lui stesso che farne scempio, arrecandosi danno e rovina.

Massimiliano Barbin Bertorelli

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