Il conto delle briciole

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La nostra è una società economicista che poi fa uso delle briciole
La nostra è una società economicista che poi fa uso delle briciole
La nostra è una società economicista che poi fa uso delle briciole

GENOVA. 16 DIC. La nostra, senza rimedio, è una Società “subordinata al parametro economicista” (cit.). Come tale, tendenzialmente e visibilmente avversa alla spontaneità, alla leggerezza. Meno che mai incline alla fantasia, se non nelle forme e nei luoghi canonicamente predefiniti. Più che mai propensa ad un’idea ponderale e materica della realtà ed all’ utilizzo strumentale dei molteplici elementi che la compongono.

Detto fatto, una spessa linea rossa delimita, perimetra la superficie individuale di espressione e di inventiva. Un “io di servizio”, zelante e burocrate, ci confina di un conteggio ragionieristico delle nostre mutevoli aspettative, si declina in interessi affettivi di sempre più piccolo cabotaggio. Predispone il futuro secondo “idee perfette”, assolute ed invariabilmente egocentrate. Incondizionatamente nevrotiche.

Sia come sia, fare i “conti”, economici ed extra economici é diventato nostro pane quotidiano, occupazione costante. Conti da far quadrare, pur nella consapevolezza della difficoltà insita in ogni operazione di  “quadratura” (quella del cerchio ha impegnato  generazioni di matematici).

 

Quanto appena affermato potrebbe risultare in parte ostico e poco simpatico.

Tuttavia, se il concetto di “conto” si divincolasse dalla sterile stretta del “dato” e riuscisse a librarsi nella dimensione “estetica”, più funzionale alla natura umana, esso potrebbe estendere ed ottenere, attingendo alla singola interiorità e sensibilità, un maggior favore ed una maggiore comprensione.

Colgo nel tapis roulant l’occasione di rappresentare il nostro modo quotidiano, nella misura in cui detto mezzo ci permette, una volta posizionati sopra, di avanzare anche stando fermi. E, camminandovi, di sommare la sua velocità di scorrimento alla nostra.

Il principio è sostenibile anche nei “conti” quotidiani: radunare tutte le forze in campo per giungere al risultato, alla destinazione, anche a tappe, confidando nell’alternanza o nella co-azione.

Tuttavia, possiamo già mettere in conto che camminare o piuttosto correre, tentare il tutto per tutto per innovare le “condizioni al contorno” (insisto nel gergo matematico), non necessariamente scalza la fissità, sovverte la realtà del panorama circostante.

Vieppiù, quando questo immobile scenario si rivela refrattario all’altrui singola iniziativa, al movimento. Celatamente ostile all’intraprendenza individuale.

Ciò non deve sorprendere. Ciò che è immoto, fermo, inattivo, tende ad inaridirsi e a rendersi indisponibile agli altri. Inoltre, di norma, l’esigenza singolare non collima con quella generale.

Tralasciando le suggestioni singolarmente evocabili ed intorno alle quali, in determinate circostanze, ciascuno può gravitare, può comunque rivelarsi utile esercizio radunare e contare le briciole di ciò che resta di un desco imbandito.

Considerato che “anche all’infinito manca una fine” (cit.), è naturale, a maggior ragione, che a ciascuno manchi qualcosa.

Ma l’adattiva natura umana, se da un lato induce mancanza, dall’altro è in grado, volta per volta, di colmarla: anche con le briciole.

Massimiliano Barbin Bertorelli 

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