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IL CONSIGLIERE PIREDDA A PROPOSITO DELL’AEROPORTO D’ALBENGA

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GENOVA. 17 GIU. La capogruppo di Italia dei Valori in Regione Liguria, in un’interrogazione in consiglio, chiede chiarimenti sui traffici attuali dello scalo ingauno e sulle strategie della Regione.

«Presto la gestione dell’aeroporto Panero di Villanova d’Albenga potrebbe passare in mano alla Regione, che quindi avrà la facoltà di scegliere tra una strada per il rilancio di uno scalo, in realtà mai effettivamente decollato, una nuova destinazione e, infine, la chiusura definitiva». Così Maruska Piredda, capogruppo di Italia dei Valori in Regione Liguria, interviene in merito al futuro dello scalo aeroportuale Clemente Panero di Villanova d’Albenga, in provincia di Savona. Sull’aeroporto ingauno, Piredda ha presentato un’interrogazione per chiedere alla giunta i dati più recenti in merito ai traffici aeroportuali dello scalo e per sapere quali iniziative la Regione intenda intraprendere per il futuro dell’aeroporto in vista dell’approvazione del Piano Nazionale degli aeroporti.


«Se il Piano o

ggi all’esame della Conferenza Stato-Regioni sarà approvato con un decreto del presidente della Repubblica – spiega Piredda – lo scalo savonese potrebbe passare di competenza diretta della Regione che dovrà decidere come rilanciarlo o se chiuderlo. Ricordo che questo aeroporto, aperto nel 1922 e dove oggi lavorano 10 dipendenti, è gestito da una società quasi interamente pubblica, Ava spa, di cui i soci di maggioranza – che detengono circa l’82% del pacchetto azionario – sono i Comuni del comprensorio ingauno, le Province di Savona e Imperia e le due rispettive Camere di Commercio. Sembra che negli anni, e anche di recente, si sia cercato, senza successo, di trovare un socio privato, in preferenza “di mestiere” che potesse offrire una strategia di rilancio per uno scalo che non ha mai trovato la propria “rotta”.

Mi risulta, inoltre, che da parte dei vertici di Aeroporto Villanova d’Albenga spa si sia scelto di puntare sulla business aviation, quindi sui voli privati, sfruttando anche le potenzialità di baricentrismo territoriale della zona ingauna rispetto agli scali di Nizza, Milano e Genova, nonché la centralità rispetto alle rinomate località turistiche del Ponente Ligure e della Costa Azzurra. Tuttavia, a oggi, pare evidente che lo scalo abbia un’attività molto limitata: basta fare una piccola ricerca sul web per notare come la denominazione “internazionale” non trovi riscontro effettivo negli arrivi e partenze, voci che restano tristemente vuote, data l’assenza assoluta di voli di linea.

Inoltre, occorre considerare che nel 2012 l’aeroporto in questione ha ottenuto la concessione di gestione ventennale da parte dell’Enac, con ciò evidenziando la vocazione dello scalo a un traffico di aviazione generale e di business aviation. Proprio a seguito dell’ottenimento della concessione, il cda di Ava spa ha sottolineato che l’aeroporto di Villanova non rientra nell’ambito delle valutazioni inerenti al Piano Nazionale degli aeroporti, non avendo carattere strategico. Pertanto sembra inevitabile che, una volta approvato il Piano, l’aeroporto debba diventare a gestione regionale. Di conseguenza, difficilmente si riusciranno a ottenere aiuti statali, fatto questo che porterà la compagine societaria dell’aeroporto, a prevalente partecipazione pubblica, a dover provvedere autonomamente, anche mediante cessione d

ella partecipazione a privati, ammesso che se ne trovino di interessati.

A questo punto, penso sia indispensabile conoscere e valutare i dati più aggiornati dei flussi aeroportuali dello scalo ingauno e, qualora emergano margini di intervento, attivarsi per la redazione di un Piano industriale, che potrebbe tenere presenti anche le potenzialità legate ai progetti di sinergia turistica e di collegamento infrastrutturale con le altre Regioni interessate da Expo 2015, in particolare Lombardia e Piemonte».

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