Il boomerang educativo de Il Nano Morgante

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Il boomerang educativo
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Il boomerang educativo

GENOVA. 20 AGO. Pare insistere una costante riluttanza, una qualche forma di timore nell’esprimere apertamente i propri pensieri. Ma, per esatta contrapposizione, insiste anche una diffusa iattanza, una malriposta narcisistica presunzione.

Modi entrambi distanti da quello ideale. Dalla spontaneità con cui si dovrebbe esprimere e metter a fattor comune ciò che frulla in capo.

A tal proposito, ha prodotto effetti indesiderati e lesivi certa educazione improntata alla malsana idea di macinare successi e traguardare obiettivi ipertrofici.

 

In taluni casi, sia il silenzio sia certa aggressiva verbosità esprimono in verità una nostra irriferibile insicurezza. Forse l’assunto che “la vanità sta alla parola come la superbia sta al silenzio”  indica un processo dialogico quanto mai complesso e artificioso, ritenendo i nostri pensieri  inadeguati o, al contrario, illuminati.

In buona sostanza, l’imprinting di primazia si è rivelato un micidiale boomerang educativo: ha arginato e compromesso l’istintivo flusso dialogico, quel confronto senza troppi schematismi che forma e progressivamente forgia l’esperienza individuale; ha giustapposto ed inoculato un abnorme effluvio di pensieri sfidanti e svianti.

Se almeno qualcuno ci avesse avvisato per tempo che perseguire certi dettami familiari,  ambire all’eccellenza da “primo della classe” sarebbe stato un opprimente tentativo e, non di rado, deludente sforzo.

Almeno non ci fossimo fatti convincere che prima di parlare bisogna sempre pensare in sovrabbondanza e che parlare, comunque sia, ci espone a critiche di cui sempre e comunque tener conto.

Tuttavia, questo percorso sembrava, e talvolta ancora lo sembra, l’unico efficacemente percorribile. Buffo che mai nessuno degli estensori di tali stoltezze si sia voluto rendere conto dei perniciosi effetti collaterali:  ostacoli immaginari non meno vulneranti di quelli reali.

Esiti quali diffidenza, pregiudizi, “sovrumani silenzi”, certo parossistico senso della reputazione e dell’onore cavalleresco che, similmente alle allergie alimentari, con l’età acuiscono e comprimono, soffocano, ogni naturale slancio.

E’ inutile, a tal proposito, volgere costantemente la memoria al passato. E’ utile, invece, posizionarci stabilmente nel presente e ragionare (senza eccessi) sul fatto che l’esito di molte vicende dipende in gran parte da noi.

E che possiamo ingraziarci qualunque presente, renderlo soddisfacente, semplicemente mutando il punto di osservazione.

Non c’è colpa nella prassi di seguire ciò che la natura dispone, anche e soprattutto quando ci coglie impreparati, in controtempo.

D’altronde, la vita non è forse “quel qualcosa che ci accade mentre stiamo facendo tutt’altro”?

Massimiliano Barbin Bertorelli

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