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Il 9 Dicembre l’Italia di ferma. Appuntamento alle 8:00 a De Ferrari

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Manifesto: Italia si Ferma
Manifesto: Italia si Ferma
Manifesto: Italia si Ferma

GENOVA. 30 NOV. Sta allargando a macchia d’olio in tutta Italia e a Genova l’iniziativa “L’ITALIA SI FERMA” organizzata a partire dal 9 dicembre 2013.

In un volantino in distribuzione a Genova si legge: “Ci hanno accompagnati alla fame. Hanno distrutto l’identità di un paese. Hanno annientato il futuro di intere generazioni. DAL 09 DICEMBRE 2013, l’Italia che produce di qualsiasi settore, l’Italia dei disoccupati, dei precari, dei giovani, degli studenti, dei padri, delle madri, dei figli e di chiunque voglia dire BASTA! Questa Italia si ribella! e scende nelle strade e nelle piazze! Contro il far-west della globalizzazione che ha sterminato il lavoro degli italiani, contro questo modello di “Europa” per riprenderci la sovranità popolare emonetaria, per riappropiarci della democrazia, per il rispetto della costituzione, contro un governo di nominati, per difendere la nostra dignità…”

L’appuntamento è previsto per il 9 dicembre, alle ore 8, in piazza De Ferrari per una manifestazione apolitica, apartitica e pacifica. L’invito è quello di portare il tricolore in piazza per l’Italia intera.


Ulteriori informazioni su facebook: Coordinamento Genova 9 dicembre

AGGIORNAMENTI:

19:38Tutte le Foto – Italia si Ferma – GENOVA

19:13Il presidio continua domani Martedì 10 Dicembre

17:16Foce e Sopraelevata Bloccate

13:49Le forze dell’ordine si tolgono i caschi

11:58Presidio De Ferrari

 

italia si ferma
Presidio de Ferrari – Italia si Ferma – Genova

6 COMMENTI

  1. Meno male che nel volantino sono toccati i punti fondamentali che ci interessano. Sono necessarie infatti, per combattere questa enorme crisi, che investe mezzo mondo, nuove soluzioni e non le solite che i governi ancora adottano.

  2. LA POLITICA SBAGLIATA (Mie riflessioni del 2008)

    La politica economica all’interno di uno stato è fondamentale, per conseguire stabilità e benessere. L’Unione Europea in questo senso, ne adotta una sbagliata per i seguenti motivi:

    1) attua un’apertura commerciale, che consente l’ingresso di merci di ogni genere, da tutto il mondo;

    2) consente l’importazione di beni, che già sono prodotti abbondantemente, al proprio interno: non è tutelata perciò l’ economia dei singoli stati membri;

    3) questa politica liberale va a vantaggio di pochi, commercianti e grandi aziende di produzione, e non della maggioranza della popolazione;

    4) non attua nessuna soluzione che riequilibri le distorsioni derivanti dagli scambi commerciali, all’interno dei suoi stessi confini: assistiamo infatti al verificarsi di concorrenze che arrecano danni, anziché benefici.

    5) non tiene conto del diverso tenore di vita delle popolazioni europee aggregate, né di quelle del resto del mondo, con le quali si commercia . Il tenore di vita è infatti fondamentale nella formazione del costo del prodotto, così da fare la differenza nella fase commerciale.

    Se pensiamo che per diversi secoli, il protezionismo era una costante di tutti i governi nazionali, una ragione deve pur esserci stata: forse l’impossibilità di trovare soluzioni diverse, perché inesistenti.

    Per tutto esiste una misura, e così dovrebbe essere anche per le importazioni. Queste nascevano dalla esigenza di sopperire alla mancanza di specifiche ricchezze all’interno di una nazione. Non ha mai avuto senso, in una società organizzata, importare ciò che già esiste. Stiamo subendo perciò il peso dell’ estremismo commerciale. Il senso dell’importazione è distorto notevolmente.

    Con l’apertura globale al commercio, si è oltrepassata la funzione originaria, propria dello scambio dei beni. Questo liberalismo, non svolge altra funzione, se non quella speculativa e lucrativa, a vantaggio di certi operatori, e in danno di numerosissime economie locali e nazionali. Il concetto di globalizzazione ha perciò ben altro significato. Non si tratta di commercio libero, ma di libera speculazione.

    I risultati positivi di una sana politica economica, si otterrebbero con il lavoro di intervento nell’economia, in tutti gli aspetti che la influenzano: anche operando all’interno delle aziende. La liberalizzazione la si dovrebbe attuare laddove fosse possibile, in considerazione del contesto specifico.

  3. L’ECONOMIA E IL GIROTONDO (Mie considerazioni del 2008)

    Si è arrivati a un punto in cui, non si può continuare a girare intorno ai problemi, senza prendere decisioni valide. Queste non si prendono, perché non esiste una conoscenza esatta del funzionamento dell’economia all’interno di uno stato, e nel nostro caso, della sua crisi.
    L’apertura al commercio mondiale, non è stata attentamente valutata dagli economisti, che non hanno capito l’impatto che poteva aversi, dal trattare con realtà molto diverse dalle nostre. Con la globalizzazione sarebbe stato necessario valutare l’omogeneità o meno delle parti in causa, in riferimento al “ livello sociale” dei paesi interessati. Il livello sociale è dato dagli aspetti culturali e dal tenore di vita delle popolazioni.
    Molte imprese chiudono, e il governo o le istituzioni preposte non fanno niente. Gli economisti invitano le persone a consumare, quale unico sistema da utilizzarsi per contrastare la crisi. Gli addetti ai lavori, costantemente in riunioni, perdono tantissimo tempo, imbrogliando se stessi e gli altri. Sembra che i problemi possano risolversi per caso. Si aspetta che dal cielo, per magia, arrivino le soluzioni.
    Le importazioni di merci di tutti i generi, sono aumentate a dismisura. E’ semplice immaginare che se le acquistiamo da altri, saremo costretti a chiudere, e a dover licenziare i nostri lavoratori. Attualmente si vive delle “ricchezze” costituitesi nel passato, ma perdurando questa situazione, non tarderanno a cessare.
    La concorrenza non la si può arginare con facilità, perché ha carattere straordinario. Non si era mai manifestata in questo modo. Ci troviamo di fronte a nazioni, dove la realtà sociale, rispetto alla nostra, è molto diversa. In particolare, il tenore di vita è nettamente al di sotto. Ciò comporta l’ottenimento delle produzioni a costi decisamente ridotti.
    Le statistiche relative alle quantità importate non sono attendibili. Molte merci arrivano in “nero”. Le quantità effettive sono dunque molto di più, di quelle che risultano ufficialmente. Elementi di prova, derivano dalla scoperta di prodotti alimentari la cui introduzione è vietata; di merci che non rispettano i diversi parametri imposti per la tutela del consumatore, di merci contraffatte, eccetera. Da ciò deriva un ulteriore elemento di sottovalutazione del “fenomeno”.

  4. Leggo con ammirazione quanto scritto da persone che dimostrano una buona padronanza della lingua italiana, che hanno idee chiare e cognizioni di causa. Purtroppo, per l’ennesima volta si sta ripetendo di “cose” che ormai sono diventate una filastrocca che, a noi fa sempre piu’ male, ci umilia, ci sacrifica, ci preoccupa per il futuro nostro e dei nostri figli, di contro per i nostri politici resta la barzelletta di sempre, che inoltre…. non ascoltano naenche più !! Serve ancora un poco di pazienza, c’è ancora troppa gente che riesce ad arrabattare nelle cassette ortofrutticole a fine mercato, privando ulteriormente se stessi e la famiglia anche delle necessità più importanti come i medicinali. Ecco, quando queste persone, raggiungeranno il prossimo livello di restrizzione (ammesso che ne abbiano ancora uno da restringere) allora e solo allora, l’Italia sarà “coesa” (ahh ora lo uso anch’io questo termine…) ma coesa per intrapprendere CIVILMENTE ed EDUCATAMENTE quella azione di forza che ci ridarà almeno in parte, tutto quello che cosi vergognosamente, spudoratamente ed inlegittimamenta, ci è stato tolto. Spero e mi auguro che NON ci debbano essere vandalismi inutili (che si ritorcono ancora contro noi stessi) e che la violenza stia ben lontana, ma ancora più fortemente mi auguro che riusciremo a far capire alla nostra “classe politica” quanto ne abbiamo piene le tasche e per riuscire in questo intento, DOBBIAMO essere pronti a mettere in gioco anche quel poco… quel nulla che ci è rimasto.
    Si, forse potevo evitare, ma sono vergognosamente italiano ed ho voluto dire la mia. Scusate, buona continuazione e tanti auguri per tutto. Leo.

  5. Le filastrocche sono quelle nelle quali è detto che la grande crisi che imperversa è causata dalla
    bolla finanziaria statunitense del 2007/2008. Questa sarebbe stata riassorbita già a partire dal 2009.

    Le filastrocche sono quelle nelle quali è detto che la crisi italiana nasce da una politica italiana errata.
    Ci si dimentica di considerare che la crisi interessa non solo l’Italia ma quasi tutti i paesi europei.

    Ci si dimentica di considerare che la crisi non investe tutto il pianeta ma solo la metà di esso. Ad Oriente
    l’economia segna un crescendo costante. Caso strano per contrapposto quì da noi avviene il contrario.

    Potrei continuare notevolmente il discorso.

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