I nudi femminili di Newton, bellezza senza tempo

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Pensare ad Helmut Newton vuol dire pensare a quegli splendidi corpi di donne immortalati sulla pellicola con grande ironia e fantasia al limite del surrealismo

GENOVA. 4 OTT. Pensare ad Helmut Newton vuol dire pensare a quegli splendidi corpi di donne immortalati sulla pellicola con grande ironia e fantasia al limite del surrealismo. Ma vuol dire nello stesso tempo ammirare anche straordinari paesaggi che ci portano in luoghi fantastici che vanno da Villa d’Este a Montecarlo, da Londra a Parigi, fino a New York, dove il comune denominatore resta e rimane sempre la bellezza.

Questo è tutto ciò che si può vedere e ammirate alla Mostra a Palazzo Ducale, dedicata al Grande fotografo tedesco inaugurata il 14 settembre e che rimarrà nel Sottoporticato di P.zza Matteotti fino al 22 gennaio 2017. Curata dal direttore della Fondazione Newton, Matthias Harder e da Denis Curti, la mostra presenta oltre 200 scatti di Newton, alcuni a grandezza reale, pubblicati nei tre volumi ‘White Woman’ (1976), ‘Sleepless Nights’ (’78) e ‘Big Nudes’ (1981).

Gli scatti che si vedono in mostra riguardano soprattutto quelli privati, non destinati alle riviste, che lui ha poi pubblicato nei suoi libri monografici. Tra le varie chicche possiamo ammirare il primo nudo di Charlotte Rampling  ritratta di tre quarti in un grand hotel ad Arles,  e poi Paloma Picasso, Lolou de la Falaise e Luis Azzaro che accettò di farsi ritrarre nudo, steso in un gran letto, in mezzo a tre modelle invece vestitissime. Foto in bianco e nero e foto a colori che ancora raffigurano donne non ritoccate dalla chirurgia plastica. Corpi al naturale, come mamma li ha fatti, e per questo ancor più affascinati di quelli che vediamo oggi di cui non capiamo se meglio compiacersi o sorridere.

 

Bellissima l’ultima sezione in bianco e nero “Big Nudes’, delle modelle ritratte a Brescia, prima nude, poi vestite (o viceversa) nella stessa identica posa. Unica nota stonata purtroppo lo sgradevole odore che si avverte nei locali della mostra,  che sale inesorabilmente dai sotterranei del Palazzo, a cui evidentemente non si può porre rimendio e che toglie un po’ di poesia al tutto.

FRANCESCA CAMPONERO

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