I morti del Fereggiano, il Pd e i pochi snob di Albaro

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Il cantiere per lo scolmatore del Fereggiano
Il cantiere per lo scolmatore del Fereggiano: la struttura temporanea in corso Italia a supportodel cantiere nel mirino di un ricorso al tar, che ha scatenato la nuova lotta di classe e di quartiere a Genova
I lavori sotto corso Italia: la struttura temporanea a supporto del cantiere è finita nel mirino di un ricorso al Tar, che ha scatenato la nuova lotta di classe, mai sopita nella rossa Genova

GENOVA. 17 GEN. Ormai capita raramente di assistere a lotte di classe, rivolte in piazza di meno abbienti contro i “ricchi ed egoisti” e di politici che cavalcano l’ignoranza popolare, alzando muri e creando divisioni. Ma nella Genova col paraocchi rosso capita ancora. Non siamo più negli anni Settanta, eppure in questi giorni i compagni soffiano sul fuoco e la Bassa Valbisagno è in rivolta contro Albaro sulla questione del ricorso presentato da nove residenti, che vogliono far abbattere o spostare la piattaforma del cantiere per i lavori allo scolmatore del Fereggiano in corso Italia.

I ricorrenti dicono che il manufatto è brutto, rumoroso e uno sfregio al paesaggio, forse dimenticandosi dei sei morti del 2011, fra cui due bimbe. Gli avvocati sostengono che non ha le necessarie autorizzazioni, come quella della Soprintendenza.

Quelli dei quartieri meno residenziali, a rischio  alluvioni, hanno organizzato una manifestazione contro gli albarini e di sostegno al sì per il manufatto e i lavori del cantiere, in programma martedì pomeriggio.

 

Gli altri della benestante Albaro hanno definito il contenzioso dei 9 “roba da piantagrane”: alcuni di sinistra l’hanno etichettata come un “capriccio”, alcuni di destra hanno detto che è “un atto da snob senza buonsenso”.

L’assessore comunale Gianni Crivello ha allargato le braccia e scosso la testa, spiegando che è diritto di chiunque presentare un ricorso, ma che così si alzano inutili polveroni che potrebbero ritardare i lavori a danno della comunità. L’importante opera, infatti, prima si fa e meglio è perché potrà salvare delle vite umane in un’eventuale e scongiurata prossima alluvione. Inoltre, l’assessore ha ricordato che la struttura è provvisoria e propedeutica ai lavori.

Su tutti, è emerso il consigliere comunale del Pd Alberto Pandolfo, detto il corazziere dell’aspirante Presidente della Repubblica e attuale ministro della Difesa Roberta Pinotti, che pochi giorni fa ha difeso il campo nomadi di Bolzaneto. Il democratico, che con la Pinotti guadagna 55.741 euro lordi all’anno come suo segretario particolare, abita in zona Valbisagno e ha annunciato di cavalcare la nuova lotta di classe e di quartiere discutendo la questione a Tursi la prossima settimana.

Occorre quindi riportare la calma e spiegare che la lotta di classe, finta o vera che sia, è finita da un pezzo. In questo caso, poi, è inutile alzare muri, creare divisioni e soffiare sul fuoco per una serie di specifici motivi.

Primo. I titolari dei bagni di corso Italia, parzialmente occupati dal cantiere e gli unici, semmai, ad avere avuto dei danni concreti, non hanno presentato ricorso e si sono dimostrate persone con cervello, che finora hanno collaborato con il Comune.

Secondo. I ricorrenti sono soltanto 9, ossia uno sparuto e sconosciuto gruppo di albarini, fra cui la prima firmataria è la moglie di un notaio, che avrebbe trasferito la residenza e lo studio a Milano. Nessun politico di Albaro o rappresentante di associazione di quartiere ha sostenuto la loro iniziativa.

Terzo. In realtà, i residenti di Albaro, pur subendo i disagi del cantiere e sapendo anche delle microcariche di esplosivo piazzate nel tunnel dello scolmatore sotto le loro case, non si sono mai lamentati. E quindi, anche se benestanti, hanno dimostrato di non essere “ricchi ed egoisti” e di avere buonsenso.

Quarto. Fermo restando il pieno diritto di chiunque a presentare ricorso, ma non di abusare del Diritto, a pronunciarsi sulla questione saranno i giudici del Tar e in Albaro tutti auspicano che anche le toghe applichino la legge usando cervello e buonsenso.

Quinto. In caso di rigetto, però, l’assessore Crivello non dovrà adottare la politica genovese del “mani man” accantonando la faccenda per le solite questioni elettorali. Il Comune avrà la possibilità di chiedere ai 9 albarini una cifra cospicua di risarcimento, pure provando ad insistere per l’eventuale lite temeraria. Una condotta sanzionata dal codice di procedura civile, per cui può essere ritenuto responsabile in solido con la parte soccombente anche l’avvocato, soprattutto quando si cita giurisprudenza a sproposito. Fabrizio Graffione

 

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