I miei tre giorni nel parco di villa Zanelli

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villa_zanelli_pulizia_parco_27SAVONA. 28 SET. Tre giorni passati a pulire il parco di villa Zanelli, tra alberi maestosi, architetture futuristiche e semplice voglia di fare. Con un po di emozione, per non esser mai entrata in quel “giardino segreto” osservato solo da lontano, nascosto in un’intricata selva di piante, venerdì pomeriggio, 25 settembre, mi sono presentata davanti alla scalinata della villa, ho segnato il mio nome su una cartellina, indossato guanti e pettorina e ho iniziato ad aiutare e a sognare. Sotto strati di terra e erbacce ho intravisto le rampe di accesso al portone, i disegni, la struttura della villa e il grande giardino che la circondava. Era la prima volta che potevo vedere così da vicino quello che, per molti anni, mi era apparso come un castello misterioso. E le aspettative non sono state disattese. Maestosi platani, pini contorti e la possibilità di vedere dal vivo e non attraverso i libri come, la natura, sappia riappropriarsi dei suoi spazi, ricreando un vero e proprio sottobosco, fatto di strati e strati di stagioni trascorse nel quasi totale isolamento dall’uomo. Certo le tracce di chi, nel tempo, ha usato il giardino e la villa come ricovero, luogo per nascondersi, sfogare istinti “creativi” e come discarica a cielo aperto, comodamente posizionata dietro al spiaggia, non mancavano. Ma passati i primi minuti di sdegno, armati di sacchetti e pazienza, molto si dissolveva, rinsaldando l’entusiasmo e la voglia di fare. Dopo aver fatto qualche foto e un video live del lavori in corso, presa confidenza con l’Agronomo di Ata, sono diventata ufficialmente il suo tormento. Tutto il venerdì pomeriggio e il sabato mattina lo si è passato, in pratica, a togliere alberi morti, arbusti selvatici e piante spontanee. Quale migliore occasione per chiedere al dottor Pollero perché, per come, cosa, quando, in che modo? villa_zanelli_pulizia_parco_3Ed ecco le prime scoperte, almeno per la sottoscritta. I filari a ridosso del muro che da su via Nizza, erano in origine solo di pitosforo. Negli anni alberi diversi, cresciuti spontaneamente hanno oscurato la vista e andavano perciò tolti. Ficus prepotenti hanno invaso le pareti delle rampe, rischiando di rompere le architetture morbide e ondeggiati che le caratterizzano. Mi han spiegato che, forse, alcuni incavi, dove sono cresciuti persino arbusti, potevano esser stati dedicati a fiori e piantine di ornamento, tipiche del periodo Liberty. Nell’area lato mare, tre platani facevano ombra, all’assolata giornata. Il più grande è l’originale, cresciuto all’inizio con una leggera pendenza, ha saputo bilanciare con i tronchi principali e la chioma appare perfetta. I più piccoli, suoi figli, sono nati troppo vicino e mostravano i primi segni di sofferenza. Poi c’è un pino, sempre sul lato di ponente della casa, piegato dalle avversità, letteralmente verso il suolo, che non si è arreso, ha continuato a crescere e proliferare. Fa pigne in continuazione e sono già pronte quelle che matureranno l’anno prossimo. villa_zanelli_pulizia_parco_23Strati e strati di terra e erbacce avevano ricoperto il ciottolato delle rampe. Domenica si poteva di nuovo vedere il percorso. Così ho scoperto una deviazione lungo la discesa, di cui non capivo il senso, in realtà, ancora coperti da molta terra, ci sono dei gradini che conducono alle aiuole. Tutto il giardino è un percorso continuo. Era stato progettato per essere attraversato in molti modi, passando da sopra o sotto o a lato della Villa. Una cosa non mi tornava. C’erano dei tombini in alcuni punti e grate e, a ridosso del muro, verso la spiaggia, quella che doveva esser una vasca per le acque bianche. Alla fine, domenica, l’illuminazione. I volontari han pulito il perimetro vicino al muro. Sono ricomparse le aiuole e le canalette, architettonicamente ben curate, che, fin dalla scalinata, per tutto il perimetro, convogliavano l’acqua. Niente pozzanghere o allagamenti imprevisti. Un sistema pressoché perfetto per incanalare le piogge. Manca solo una vasca per riusare l’acqua ed il sistema è più futuristico della metà dei palazzi progettati, in mezza città, negli anni del dopoguerra. La chicca finale? Una palma maschio. Uno dei volontari si è intestardito e si è infilato praticamente dentro la pianta per pulirla bene e di li la scoperta. Si tratta del terzo, unico, esemplare presente in Liguria e probabilmente mai censito. Togli un cespuglio di rovi, rastrella un aiuola, il tempo è volato, la stanchezza ha iniziato a farsi sentire e d’un tratto, al tramonto, quasi per caso, i più stoici si sono ritrovati seduti per terra, a scambiar due chiacchiere, raccontare gli aneddoti della tre giorni e guastarsi il parco ritrovato. La curiosità ha guidato le persone. Chi nell’imparare ad usare un nuovo macchinario, chi nel vedere da vicino un’architettura particolare. Perciò, al di la delle tante parole spese in queste ore, le polemiche, le accuse, la politica, la retorica e persino il cattivo gusto, i tre giorni passati a pulire il parco di villa Zanelli sono stati un’occasione incredibile per chi ha saputo coglierla e spiace per chi, per orgoglio, principio o per chissà quale motivo, ha perso questa opportunità di sentirsi utile, di fare qualcosa per il piacere di farla, per se stessi e anche per gli altri.

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