I Lupi, gli allevatori, i cani e l’ Enpa

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Lupo cecoslovacco
Lupo cecoslovacco
Lupo cecoslovacco

SAVONA. 7 FEB. Costringere gli allevatori, se vogliono avere il rimborso dei danni, a proteggere le greggi e gli animali al pascolo con l’utilizzo di cani da pastore maremmano-abruzzese e a custodirli, di notte, in stalla o con recinti elettrificati; individuare esattamente, prima di lanciare allarmi, con il personale specializzato delle ASL e del Corpo Forestale, la specie a cui appartengono i predatori responsabili degli attacchi e degli sbranamenti; tenere sotto controllo i possessori di lupi cecoslovacchi, una specie di cane domestico quasi indistinguibile dal lupo selvatico e che sta avendo un discreto successo tra gli amanti dei cani di razza; intensificare i censimenti dei lupi sul territorio, utilizzando i moderni sistemi incruenti d’indagine, quali le fototrappole; e soprattutto diffondere istruzioni chiare, redatte da esperti del settore, su come comportarsi quando s’incontra un lupo ed affrontare senza pregiudizi arcaici, ed invece apprezzare, la sua presenza nei nostri territori. Questo è il corretto approccio, secondo la Protezione Animali, da tenere verso i lupi nei nostri boschi.

“Gridare istericamente ‘Al lupo, al lupo’ – si legge in una nota dell’ Enpa di Savona – è un fenomeno non solo dei secoli bui del Medioevo ma anche, purtroppo, del 21° secolo.

Sarebbe invece più utile e giusto non perdere contatto con la realtà sostenendo o, peggio ancora, fomentando proposte insensate, oltreché impraticabili sotto ogni punto di vista: scientifico, etico, legale.

 

Così la Protezione Animali risponde ai ricorrenti tentativi del mondo agricolo e venatorio di poter sparare ad una specie particolarmente protetta che non è in alcun modo cacciabile e per la quale non esistono censimenti scientifici.

Enpa è pronta a collaborare per trovare una soluzione che tuteli agricoltori e allevatori ma solo in un contesto in cui vengano applicati metodi ecologici ed incruenti, i soli realmente efficaci.

“ll vero problema – scrive ancora l’Enpa – non sono né i lupi, né i cani né qualsiasi altro animale, ma la mentalità e l’ostinazione di chi, istituzioni comprese, continua a eludere le nostre norme, tra cui la legge 281/91 che, dove applicata, ha permesso di risolvere i problemi connessi al randagismo. A pagare non possono essere sempre gli animali e i cittadini onesti né la natura: è assurdo pensare di poter vivere in un mondo di plastica e risolvere i problemi con il fucile che, come per la diffusione di cinghiali e caprioli, non solo non li risolve ma ne è la causa”.

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