I Demoni dell’amore alla Corte

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Foto di scena de Demoni dell'amore alla Corte
Demoni dell'amore alla Corte
Demoni dell’amore alla Corte

GENOVA. 2 MAR. Se amore è anche farsi del male, se voler bene alle volte implica crudeltà e sadismo da regalare al partner, questo è quello che racconta Norèn nella sua commedia Demoni datata 1982.

Una commedia che svela come sia possibile che una coppia, stanca della solita routine, incorra in strani statagemmi perversi per rendere la propria vita più eccitante. Ma dopo due ore di lucubrazioni mentali al pubblico viene da chiedersi quante siano realmente le coppie al mondo a cui venga la libido di comportarsi così e si spera che quei due la finiscano al più presto.

Ad ogni modo siccome sappiamo benissimo che non esistono neppure i rapporti “rose e fiori” come cantati in “Felicità” di Romina ed Al Bano (canzone non a caso scelta dal regista Di Fonzo Bo per la sua versione cinematografica) si accetta di buon grado di vedere i due protagonisti sputarsi addosso le cattiverie più assurde atte a stupire l’un l’altro ma soprattutto i malcapitati in casa loro vittime di una serata non immaginata.

 

La giovane coppia lì per lì è contenta dell’invito dei due strani personaggi del piano di sopra, senza dubbio, affascinanti e misteriosi, dall’accento straniero e che sembrano condurre una vita al di sopra delle righe. Ma nei due ospiti al di sopra delle righe c’è solo quel rapporto tanto assurso quanto surreale. Caduta nella rete dei due, la giovane coppia si ritrova anche lei a rinfacciarsi quello che non si sarebbe mai rinfacciata se non spinta pesantemente a farlo, ad ammettere cose mai ammesse e che forse non fanno neppure parte del loro vero essere, per poi inevitabilmente ritornare malandati al loro rapporto di sempre. Insomma questa piece di Norèn è un vero dramma, altro che commedia!

Ma veniamo alla regia dell’argentino Marcial Di Fonzo Bo. Il regista qui anche attore della sua messa in scena fa di tutto per acchiappare il reale dentro al surreale delle situazioni raccontate da Norèn, ma è difficile, sì  è terribilmente difficile che tutto ciò che si vede sembri veritiero. La sua è un’operazione complicata atta a ricongiungere la formula teatrale a quella cinematografica non riuscendo pienamente nell’intento. Benchè aiutato dalla splendida scenografia di Yves Bernard che presenta l’appartamento della coppia dominato ampie aperture che buttano sull’esterno e che con un sistema di rotazione fa muovere le stanze portando l’occhio dello spettatore dove deve andare, tutto continua ad essere tanto paradossale da stancare. All’inizio la recitazione dei due stranieri ( Frèdèrique Lolièe e Marcial Di Fozo Bo)sembra non prendere il ritmo, ma via via il ritmo arriva grazie anche all’entrata dei due ragazzi ( Michele De Paola e Melania Genna)che sembrano dare il giusto equilibrio al fluire recitativo.

Si esce dal teatro con qualche perplessità e con la volgia di tornare presto a vedere Pirandello.

FRANCESCA CAMPONERO

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