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“I CENTRI PER L’IMPIEGO? SONO INUTILI”. ECCO LA STORIA

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Dalla Regione: oltre 1 milione e mezzo per centri impiego

GENOVA 25Ocentri-per-impiegoTT. Oggi la parola lavoro si trova solo sul dizionario, oltretutto molto preciso nella definizione: “Attività svolta alle dipendenze di qualcuno in cambio di una retribuzione”. Ma se aprendo un qualsiasi vocabolario scopriamo che il termine “lavoro” non è stato ancora censurato e ritrovando quell’entusiasmo ci rivolgiamo a un qualsiasi centro per l’impiego a Genova, ecco, quel minuto di esaltazione ed euforia lo potete pure accantonare.

E’ questa la storia di una ragazza genovese laureata che, come tante altre persone, si è rivolta anche a un Centro per l’impiego per cercare un’opportunità lavorativa. “Come molti dei miei coetanei in cerca di un’occupazione mi sono rivolta e iscritta al centro per l’impiego del mio quartiere – rivela Monica 28 anni laureata in Biologia Marina -. Pensavo di trovare un luogo dove almeno mi potessero indirizzare, invece è stato soltanto un buco nell’acqua”. Anche se l’acqua in teoria fa parte degli studi di Monica, i buchi senz’altro no.

Ma come funzionano in concreto i centri per l’impiego? “Prendi un appuntamento e ti inseriscono nella loro banca dati, poi dopo un po’ di tempo, nel mio caso mesi, ti fanno parlare con un tutor che ti dovrebbe seguire nella ricerca del lavoro”. Sì, perché ascoltando la storia di Monica, che rappresenta quella di molti, una persona può credere che questi centri finanziati dalla Provincia e quindi da soldi pubblici, facciano incontrare domanda e offerta di lavoro ma invece “l’unica cosa che ti fanno fare è l’iscrizione a Match, un portale su internet dove ogni tanto compaiono in modo sporadico delle offerte di lavoro quasi sempre per estetista o parrucchiere”.


E’ vero, la crisi è complice di questo sistema inadeguato che dovrebbe essere almeno modificato in parte, perché così rappresenta solo uno spreco di soldi, ma ad ascoltare Monica non si può rimanere indifferenti. “Credevo che il mio curriculum fosse proposto almeno alle aziende, invece niente, ho chiesto più volte dei consigli su come muovermi ma le risposte sono sempre state vaghe a approssimative”. Vaghe e approssimative come un “mi dicevano veda lei cosa è meglio. Io vengo qui, chiedo un consiglio e voi mi dite veda lei cosa è meglio?”. Disorientamento, è questo quello che si prova e l’approssimazione di chi dovrebbe aiutarti aumentano questo sentimento da “Solitudine dei numeri primi” di chi cerca solo un lavoro per vivere. O almeno sopravvivere.

Mattia Langella (mattia.langella83@gmail.com)

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