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Green Hill e beagle, Cassazione conferma condanne: plauso animalisti

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Green Hill e beagle, Cassazione conferma condanne: plauso animalisti

ROMA. 5 OTT. Conferma da parte della Cassazione per le condanne per i responsabili di Green Hill, l’allevamento di cani beagle chiuso a Montichiari, nel bresciano, nell’estate del 2012.

Confermati un anno e sei mesi per Ghislane Rondot, co-gestore della struttura, e per il veterinario Renzo Graziosi, e un anno per il direttore dell’allevamento Roberto Bravi, per “maltrattamenti e uccisioni senza necessità”.

Secondo l’accusa, nell’allevamento si praticava “l’eutanasia in modo disinvolto, preferendo sopprimere i cani piuttosto che curarli”; inoltre l’azienda “andava in senso diametralmente opposto alle norme comunitarie e nazionali”.


Prima del verdetto, la società che gestiva Green Hill, aveva fatto sapere di ribadire la totale fiducia nella magistratura e “l’estraneità alle accuse che non fanno riferimento a maltrattamenti comunemente intesi come hanno volutamente fatto intendere alcune campagne animaliste, ma riguardano comportamenti e azioni messe in essere non conformi alle caratteristiche etologiche dei cani di razza beagle”.

L’allevamento di quasi 3mila cani era stato messo sotto sequestro nell’estate del 2012 pochi mesi dopo il blitz degli animalisti che avevano liberato molti cuccioli.

Il sostituto procuratore Ambrogio Cassiani in merito alla sentenza ha commentato: “È stata una battaglia culturale prima che processuale dall’esito per nulla scontato. Il processo Green Hill non ha solo accertato condotte penalmente rilevanti, ma è stata l’affermazione di principi di civiltà”.

Ma il ‘caso Green Hill’ prosegue; il 22 novembre, infatti, si ritornerà in tribunale per il secondo filone dell’inchiesta.

A Brescia, è attesa infatti la sentenza nei confronti di due veterinari dell’Ats e tre ex dipendenti dell’allevamento di cani Beagle imputati a processo.

La richiesta dell’accusa è di due anni per i veterinari, accusati a vario titolo di concorso in maltrattamento e uccisione di animali, falsa testimonianza, omessa denuncia e falso ideologico. Chiesta dal pm invece la condanna a 10 mesi per i tre dipendenti accusati di falsa testimonianza.

Poi ci sarà, con data ancora da fissare, l’udienza d’Appello per 12 dei tredici animalisti condannati in primo grado, a vario titolo per furto, rapina, lesioni e resistenza al pubblico ufficiale, per il blitz del 28 aprile 2012 quando, al termine di una manifestazione, fecero irruzione nei capannoni di Green Hill per liberare alcuni beagle presenti nella struttura che venne posta sotto sequestro e poi chiusa definitivamente qualche mese dopo.

La multinazionale americana Marshall, proprietaria di Green Hill, nel novembre 2016 ha annunciato l’intenzione di vendere la struttura e abbandonare l’Italia.

Soddisfazione arriva dagli animalisti. Rinaldo Sidoli, responsabile del centro studi del Movimento animalista, scrive su Twitter: “Una vittoria per i 2.639 Beagle”.

Gianluca Felicetti, della Lav: “Abbiamo battuto Green Hill anche in Corte di Cassazione! Definitivi condanne a 4 anni di reclusione per responsabili e salvezza 3000 beagle!”.

La Lega antivivisezione, in un comunicato, sottolinea come “la Corte di Cassazione ha definitivamente smantellato il teorema del cane-prodotto ‘da laboratorio’ e ‘usa e getta’” e abbia fornito “una interpretazione innovativa e lungimirante, che pone in nostro Paese in una posizione di assoluta avanguardia

Carla Rocchi, presidente nazionale Enpa ha commentato: “Si tratta di una vittoria storica che segna un netto cambio di direzione. Ora resta l’amarezza e il dolore per le tante sofferenza inflitte a queste povere creature”.

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