Home Spettacolo Spettacolo Genova

Grande successo per la Turandot di Montaldo al Carlo Felice

0
CONDIVIDI

GENOVA. 17 GIU. Si sa che le opere dal grande titolo richiamano tanto pubblico, richiamano anche coloro che di lirica si intendono poco, ma che comunque, come nel caso di Turandot, sono affascinati dalla fiaba della principessa crudele d’Oriente che alla fine cede all’amore.

Ma lo spettacolo al Carlo Felice, la cui prima è andata in scena ieri sera, oltre che avere il titolo di richiamo aveva anche la regia di richiamo, quella firmata da Giuliano Montaldo che non ha bisogno di molte presentazini e che con questo lavoro ha confermato la sua classe nel presentare un allestimento che non osa “diversità”interpretative, bensì traduce ed esalta all’insegna della tradizione lo splendore della reggia dell’imperatore cinese dove si svolge tutta la vicenda.

La Turandot di Montaldo è fedele al testamento di Puccini per questo è impeccabile da tutti i punti di vista, nessun purista può obiettare che qualcosa sia stato travisato o interpretato liberamente. Scene, costumi, movimenti di scena, sono straordinariamente di effetto per far ancor più innamorare del testamento di Giacomo Puccini, che è anche la sua opera più innovativa, quella con cui il compositore cercò di tenere il passo con ciò che di più avanzato stava accadendo nel teatro musicale europeo a lui contemporaneo (a partire da Richard Strauss), di cui era perfettamente a conoscenza grazie alla sua inesauribile curiosità musicale.


Turandot ha un argomento inconsueto per Puccini, è una storia “cinese” tratta dall’omonima fiaba teatrale di Carlo Gozzi , con protagonista non una donna reale, come lo sono Mimì, Manon o Butterfly, ma un’algida principessa che dispensa morte per due terzi dell’opera. Quest’ultimo viaggio è talmente diverso e profondo che, per affrontarlo, Puccini si rimette a studiare: scova inedite suggestioni orientali diverse da quelle di Butterfly, meno ammalianti e seducenti, più aspre e dure. Scopre le possibilità espressive della dissonanza emancipata sperimentate da Schönberg.
Ieri sera prima l’opera di Puccini ha regalato al pubblico grande emozione per un lavoro d’assieme tra orchestra, coro, voci bianche, cantanti solisti , danzatori, costumisti e tecnici che ci hanno fatto amare il nostro teatro.

Indubbiamente di pregio l’esecuzione di Serena Gamberoni, soprano dalla voce brillante e dalla spiccata presenza scenica che ci ha donato una Liù toccante e ricca di pathos. Prorompente la vocalità di Norma Fantini, nota come una delle massime interpreti di Aida, La Forza del destino, Tosca, Manon Lescaut, opere che ha interpretato sui maggiori palcoscenici internazionali e che al Carlo Felice ha dato voce alla bella e crudele Turandot. Su Rudy Park c’è da esprimere qualche perplessità sul suo modo di spingere un po’ troppo gli acuti, ma indubbiamente la sua prestazione in “Nessun dorma”, la celebre romanza per tenore intonata dal personaggio di Calaf all’inizio del terzo atto dell’opera, non ha certo deluso il pubblico, anzi… da anni non si sentiva qualcuno che potesse competere co il grande Luciano ed il giovane tenore coreano è stato davvero all’altezza delle aspettative. Il direttore artistico del teatro genovese, Giuseppe Acquaviva, qui anche direttore d’orchestra, dopo un primo momento d’incertezza, è riuscito ha coinvolgere a pieno l’orchestra all’interno di una partitura in cui Puccini si espresse al vertice delle sue
capacità, e ai massimi livelli possibili nell’Europa di allora, inventando effetti coloristici violenti e preziosi al tempo stesso utilizzando percussioni e idiofoni in modo massiccio.

Lo spettacolo sarà sul palco del Carlo Felice per ancora tre repliche fino al 21 giugno.

Francesca Camponero

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here