Giuseppe Carta, la scuola genovese dei cantautori continua a sfornare talenti

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Il cantautore genovese Giuseppe Carta
Il cantautore genovese Giuseppe Carta
Il cantautore genovese Giuseppe Carta

GENOVA. 16 MAG. Cantautori genovesi, una tradizione che continua. Tra gli ultimi in ordine di tempo ecco Giuseppe Carta, che cavalca comunque da oltre ventenni il mondo della musica.

Carta, genovese, classe 1973, nasce nel quartiere di Sestri Ponente, dove sin da piccolo mostra interesse per il mondo musicale; in particolare, ha una spiccata attitudine per la chitarra, con la quale realizza le prime canzoni, i primi esperimenti, le prime acerbe interpretazioni.

“Sono il terzo di quattro figli – spiega il musicista genovese –  e la passione per la musica mi è stata trasmessa da mio padre, anch’egli musicista. Sin da piccolo ho fatto parte di gruppi musicali, suonando cover ma anche realizzando brani inediti”.

 

Dopo i 18 anni il salto di qualità: “A quella età ho deciso di investire qualche risparmio su attrezzature che mi permettessero di realizzare prodotti più professionali – continua Carta – seguendo le diverse influenze artistiche del momento, in pieni anni 90…”.

Da qui l’avventura verso nuove tendenze musicali.

– Ma a chi si ispira oggi Giuseppe Carta?

“Sono legatissimo alla musica che sa raccontare, alla musica che sa trasmettere chiari messaggi. A tutto ciò che è quotidianità… all’essere umano, agli stati d’animo…”

Ascoltando le sue canzoni, si percepisce che Carta è stato influenzato negli anni dai Pink floyd, ma anche da Police , Mike Olfield, Alan Parsons Project.

Restando in Italia, la sua voce, la sua musica ed i suoi testi (tutto rigorosamente suo) ricordano Lucio Batttisti.

Gli ultimi lavori di Carta sono particolarmente interessanti: uno su tutti la stesura  della colonna sonora dell’opera teatrale “La Sindrome di Stoccolma”, portata con grande successo in scena dalla compagnia “Teatro Sacco” di Savona.

Tra le tante canzoni ricordiamo “Amore davvero”, “L’ultimo saluto più caro”, “Attimi di cielo”, “Carezze che non trovano amore”, “Un passo da me” e “Piedi nudi sul fondo”.

“Ma un brano al quale sono parecchio affezionato – spiega Carta – è un degli ultimi composti: “21:32, ferma il tuo odio mondo”.


“Un brano – conclude Carta – che è parte integrante di una serie di brani che costituiranno un’opera che tratterà un argomento molto delicato… Un tema triste ed ombroso come il mondo attuale; basta guardare i TG, tracce di tristezza che ci colpiscono dritti al cuore”.

Franco Ricciardi

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