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GIOVANISSIMI SAMPDORIA: INTERVISTA CON ALESSANDRO BULFONI

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Parliamo ora di lei, professor Bulfoni. E iniziamo dal suo percorso formativo…
“Devo dire innanzitutto che al giorno d’oggi non mancano davvero le “fonti” da utilizzare per formarsi un bagaglio tecnico e culturale. Siamo letteralmente bombardati da libri sull’argomento e, pertanto, è assolutamente necessario, una volta che ci siamo costruiti una solida preparazione scientifica di base, fare “filtro” per scegliere i testi, le teorie, le dottrine che riteniamo più giuste secondo il nostro personale punto di vista. Detto questo, posso sottolineare con orgoglio di essermi formato all’Isef, dove ho conseguito il diploma in Scienze motorie, con il professor Capanna, attualmente alla Juventus, e di poter lavorare, qui alla Sampdoria, col professor Sassi. Stiamo parlando, si badi, di due dei preparatori migliori a livello italiano e internazionale”.
Qui alla Samp, per lei , un compito assai impegnativo. Curare la preparazione fisica di ragazzini di quattordici anni o giù di lì…
“Sì, e per più di un motivo. Oggi questi ragazzi fanno sempre meno esperienze motorie, quando si dice che è la generazione del pc e della Playstation non si va molto lontani dalla verità…. Questo è un primo problema di fondo, poi ce n’è un altro legato più specificamente all’età dei calciatori che mi sono stati affidati. La categoria dei Giovanissimi è ostica, sotto questo punto di vista, perché questi ragazzi attraversano la fase più complessa del loro processo di crescita, e poi perché è una fascia di età eterogenea, ci sono soggetti in età prepuberale ad altri che son quasi alla fine della pubertà, con conseguenti, enormi differenze sul piano della conformazione della struttura fisica. Ecco quindi che, come elementi di base cerco di agire sulla coordinazione e sulla tecnica di corsa, prima di passare al fondo, alla resistenza”.
Aggiungiamoci un’altra difficoltà di natura contingente: siamo in piena pausa natalizia, e quindi la preparazione deve essere strutturata in modo differente…
“Giovedì scorso abbiamo ripreso ad allenarci dopo una settimana di inattività. Beh, l’obiettivo è quello di lavorare più che altro sulla forza, ma in un clima giocoso, in modo da ricreare l’entusiasmo, alimentare la voglia di tornare ad allenarsi coi compagni. Comunque non c’è neanche tanto tempo, soprattutto per i Nazionali, che la settimana prossima saranno già impegnati in un torneo fuori Liguria”.
A proposito: da anni, a livello professionistico, si dice che si giochi troppo, partite su partite. Non è forse così anche in ambito giovanile, con tutti questi tornei amichevoli?
“Non credo. E’ importante e bello che bambini e ragazzi facciano partite, perché a questi livelli il gioco, la componente “ludica” è parte fondamentale dell’attività sportiva. Poi è importante anche per allenatori e preparatori, che possono vedere i ragazzi impegnati sulle distanze di una partita, anche se ovviamente con minore intensità rispetto alle gare “ufficiali” di campionato, ed è comunque importante garantire al fisico un certo impegno organico e muscolare”.
Bulfoni, nella sua esperienza alla Sampdoria la stagione passata ha rappresentato una tappa importante, fonte di enorme soddisfazione…
“ E sì… Una gioia immensa sia dal punto di vista professionale che da quello umano. Coi ’92 di mister Guido Poggi siamo arrivati alle finali nazionali, giocandoci poi lo scudetto con la Roma e perdendolo solo ai calci di rigore. Un risultato eccezionale, anche perché abbiamo affrontato quell’impegno con una rosa ristretta, solo 19 giocatori, oltretutto tutti “indigeni”, ossia del genovesato, confrontandoci con autentici colossi del football giovanile italiano… Ma si è creata un’unità d’intenti fra staff tecnico e squadra che ha prodotto questa annata magica, da sogno! Del resto, più in generale, è il clima che si respira qui nel club blucerchiato ad essere magico e stimolante: sono circondato da persone eccezionali, splendidi professionisti coi quali esiste un rapporto di collaborazione e di stima reciproca”.
Nel suo curriculum c’è anche un patentino da allenatore di base: la vedremo in futuro su una panchina nel ruolo di coach?
“Beh, non nascondo una certa passione per il discorso meramente tecnico, ma le mie competenze ed esperienze sono prettamente mirate all’aspetto fisico e atletico della preparazione del giocatore, e intendo metterle a frutto. Poi, magari, diciamo…a fine carriera, potrei anche provare a sedermi in panchina in altre vesti, chissà!”.
Carlo Calabrò

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