Giornata mondiale Aids, Pucciarelli (Lega): migranti non fanno i test Hiv

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La denuncia della consigliera regionale Stefania Pucciarelli (Lega): migranti non sottoposti a test Hiv

GENOVA. 1 DIC. Migranti e pericoli sanitari. Nella giornata mondiale contro l’Hiv è emerso che donne e uomini, provenienti da Paesi ad alta incidenza di Aids, come quelli del Continente africano, in Liguria non vengono sottoposti obbligatoriamente ai test preventivi e di controllo. Nel centro di accoglienza di Genova Campi, secondo la consigliera regionale leghista Stefania Pucciarelli, è prevista solo una sorveglianza sindromica, ma non viene effettuato il test Hiv e gli stranieri verrebbero quindi trasferiti nei Comuni della nostra Regione, senza conoscere il loro reale stato di salute.

“Chi è già sieropositivo all’Hiv – spiega Pucciarelli – spesso non ha sintomi evidenti, che in genere si manifestano nello stadio avanzato della malattia quando ormai viene dichiarato lo stato di Aids. Oggi i farmaci consentono ai pazienti di vivere a lungo e di ridurre praticamente a zero la loro carica virale. Inoltre, la campagna informativa sull’uso del preservativo funziona in Occidente, ma non procede con altrettanto successo in tante zone dell’Africa, dove le persone affette dal virus sono ufficialmente più di 25 milioni (senza contare quelle impossibili da accertare) con un tasso d’infezione più elevato nelle giovani donne.

Si stima che il 60% delle persone malate di Aids viva nel Continente africano. Inoltre, la combinazione di Hiv e Tubercolosi è la maggior causa di morti tra gli infetti nei Paesi sub sahariani. Solo in Nigeria, Paese a forte emigrazione, le persone malate di Hiv risultano 3 milioni e 600mila.

 

Vista e considerata l’emergenza in Italia e l’immigrazione senza controlli attuata dal Governo Renzi, appare evidente che si riuscirà a contribuire ad arginare la diffusione del contagio Hiv soltanto con un test obbligatorio per i migranti provenienti dai Paesi a rischio. Diversamente, le percentuali dei sieropositivi per forza di cose aumenteranno.

Se è senz’altro umano e doveroso garantire tutte le cure necessarie anche ai migranti, occorre però che si proceda, al loro arrivo, a test e screening obbligatori per le malattie infettive, Hiv incluso,  per poi somministrare i farmaci che riducono la carica virale e quindi diminuiscono la possibilità di contagio tra la nostra popolazione.

Attualmente, al centro di accoglienza di Genova Campi viene effettuata una sorveglianza sindromica, ossia un primo screening sanitario, ma ai migranti non viene obbligatoriamente effettuato il prelievo del sangue per il test dell’Hiv, né per altre gravi patologie. Invero, i pazienti africani ospitati in Liguria vengono visitati per accertare i vari sintomi, come febbre, rash cutaneo, diarrea, difficoltà respiratorie ed altro, che possono essere evidenti per malattie come Tubercolosi, scabbia ed altre tipiche malattie infettive, ma non per l’Hiv.

Secondo un report della Società Italiana di Medicina delle Immigrazioni, in Austria è prevista la visita dell’ufficiale sanitario in caso di esercizio della prostituzione e sono possibili limitazioni della libertà personale con ordinanza giudiziaria e mandato di cattura in caso di interruzione del trattamento terapeutico in caso di manifesta Tubercolosi ed altre gravi patologie, pericolose per la cittadinanza.

In Danimarca, i rifugiati che chiedono di soggiornare hanno l’obbligo di sottoporsi ad accertamenti medici.

In Finlandia, entro 3 mesi dall’ingresso, si procede ad accertamenti per l’individuazione di patologie come Hiv, Epatiti, Sifilide (chi è positivo alla Tbc è obbligato a sottoporsi alle cure).

In Lettonia, il permesso di soggiorno può essere rifiutato se lo straniero ha uno stato di salute o malattia tale da danneggiare la collettività, come nei casi di Tubercolosi, Sifilide, gravi disturbi mentali e dipendenza da droga; i richiedenti asilo hanno il dovere di sottoporsi agli esami medici.

In Lussemburgo, vige l’obbligo di controllo sanitario all’atto della richiesta di soggiorno per un periodo superiore a 3 mesi  (anche con esecuzione di radiografia polmonare).

Nel Regno Unito, sono applicati controlli rigorosi per accertare la presenza di Tubercolosi ed altre malattie infettive, ma il permesso viene praticamente negato a chi è affetto da Tbc infettiva.

In Ungheria, è prevista la quarantena e i richiedenti asilo hanno il dovere di sottoporsi a controlli sanitari, cure mediche e vaccinazioni disposte per legge”.

 

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