Gilberto Govi era il passaporto dei genovesi…

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Gilberto Govi aveva la spontaneità del vero talento naturale, scatenava la risata anche con una sola espressione o un semplice ammiccamento.
Gilberto Govi aveva la spontaneità del vero talento naturale, scatenava la risata anche con una sola espressione o un semplice ammiccamento.
Gilberto Govi aveva la spontaneità del vero talento naturale, scatenava la risata anche con una sola espressione o un semplice ammiccamento.

GENOVA. 16 FEB. Chi era Gilberto Govi ? Un attore che con i suoi sguardi espressivi, le smorfie bonarie e accusatrici, mostrava al pubblico, con ironia e umorismo, la “genovesità”. I personaggi da lui intrepretati, erano il connubio tra la mimica dalle mille sfaccettature all’attenta osservazione dell’uomo comune. Govi metteva in scena i “mugugni” di un marito sempre sminuito e raggirato da una moglie e da una figlia che gli nascondevano intrighi e sotterfugi. Poi c’erano le beghe tra affaristi dalla dubbia moralità in antitesi alla schiettezza genovese, la parsimonia e il “Maniman” che aleggiavano sulle scene ideate dal maestro genovese, che ha sempre creato opere teatrali senza uguali!

 Intervista a chi lo ha conosciuto.. davvero!

«Certo che conoscevo il signor Govi Gilberto! Prima di tutto era un signore sempre elegante, con un portamento distinto e garbato – spiega Francesco Arfè, impegnato nel settore della profumeria – aveva un’umanità che traspariva dal suo modo di parlare. L’ho conosciuto a Bogliasco dove abitavo ed ero uno studente di Ingegneria. Nel pomeriggio veniva al bar con i suoi collaboratori, ed io con gli amici ci candidavamo per fare le claque e, cosa importante, seguire le sue commedie. Dico “le sue” perché nessun altro attore poteva interpretare i suoi personaggi. Vittorio Gassman, Walter Chiari erano degli istrioni, ma Govi era unico nel suo genere. Diciamo che lo si può imitare, ma non superare in bravura! Ha sempre avuto un occhio di riguardo per me, mi ha anche regalato un suo ritratto ironico, disegnato sul momento con una velocità incredibile. L’ho incorniciato e quando ho aperto l’attività commerciale ho messo il quadretto in bella vista.» Perché questo regalo? Chiediamo ad Arfè, « A causa dei soliti sfottò sulla parsimonia: nel pomeriggio era sempre seduto al bar di Bogliasco in compagnia di teatranti tra cui Alberto Lionello che da buon “milanesone” non perdeva l’occasione per punzecchiare i genovesi sulla tirchieria. Govi, da gran signore, sorrideva e ribatteva dicendo: «I liguri non sono tirchi, sono previdenti!» Un suo autore e “amico toscano” dava una bella mano a Lionello, ma poi le consumazioni al bar le doveva sempre pagare Govi.» E quando la compagnia teatrale di genovesi andava a Firenze? «Alloggiava in un alberghetto dove facevano un’ ottima marmellata. E questa prelibatezza era sempre osannata dai teatranti genovesi nella speranza che “l’amico autore” toscano ne offrisse qualche bel barattolo.» Quando Govi diede ad intendere all’amico che questa marmellata era veramente gradita alla compagnia il fiorentino rispose: « O’ Gilberto! Ti piace la marmellata? Be’ ti mando da un amico che con du’ lire te ne vende una vagonata!» Morale della favola tutto il mondo è paese. Ma io, essendo di origini toscane ci rimasi male e Govi avvertì subito questo mio disagio, e, poiché gli ero simpatico, prese un foglio dalla cartella, disegnò un suo autoritratto, lo firmò e me lo regalò.» Antonio Bovetti