GENOVA: IL MACRAMÈ NELL’ ARTE PITTORICA

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Foto N. 1GENOVA. 1 AGO. Il Macramè, che fa parte della famiglia dei merletti, già descritto nella rubrica “Cultura”, è presente nell’arte pittorica presso varie chiese e chiostri della città di Genova.

Gli asciugamani ornati con il macramè sono elencati negli inventari dei patrimoni nobiliari, si usano nelle occasioni particolari e sono distinti dagli asciugamani di uso quotidiano.

Troviamo questo particolare merletto raffigurato nell’arte pittorica presente a Genova come testimoniano gli affreschi di Giusto di Ravensburg e dell’artista genovese Bernardo Strozzi prima metà del ‘700:

 

 

Foto N.2(Foto N 1) Alambra (Granada) E’ la più antica documentazione pittorica nota di un macramè. Si tratta di un affresco raffigurante l’Annunciazione, risalente al 1451; opera del pittore Giusto di Ravensburg si trova nel chiostro superiore del Convento di Santa Maria di Castello a Genova. L’artista nordico rappresenta con minuzia di particolari e connotazioni strettamente genovesi, gli arredi della stanza in cui si svolge la scena dell’Annunciazione.

Si tratta di un’interessante testimonianza della cultura abitativa del ‘400 genovese, che comprende anche il grande asciugamano con motivi ricamati azzurri e la rifinitura a macramè, accanto alla nicchia che contiene la bacinella e il versatoio. Il grande telo aveva una duplice funzione, decorativa e pratica.
Nella prima metà del XVII secolo Bernardo Strozzi, monaco genovese è l’artista che ama inserire spesso nelle proprie tele un macramè come si può vedere nell’opera l’Annunciazione, (Foto N.2) olio su tela, pala d’altare oggi collocata nell’abside dell’ex chiesa romanica di santa Sabina, inglobata in un edificio moderno, sede di una filiale della banca Carige .

Foto N.3Un particolare del macramè è evidenziato nella foto 3. Il quadro che la Banca genovese ha avuto in comodato proviene dalla cappella del Conservatorio Interiano. A commissionarlo a Bernardo Strozzi era stato un facoltoso genovese, Paolo Battista Interiano, fondatore dell’omonima Opera Pia, destinata ad ospitare una ventina di giovanissime orfane genovesi.

 

Foto N.4(Foto N.4) Era lunga la vita del macramè, da asciugamano delle grandi occasioni a copricapo quotidiano delle inservienti fin poi a finire, quando era molto consumato, come straccio nelle cartiere, per ricavarvi carta molto pregiata per libri. In seguito è stato per indicare anche l’asciugamano comune, ma il termine lo è ancor oggi usato dai vecchi genovesi.

BERNARDO STROZZI, PITTORE E RELIGIOSO
Bernardo Strozzi, 1581o 82- 1644, religioso dell’Ordine dei Cappuccini, lascia il monastero o ne è allontanato, causa i processi nei quali è coinvolto, poiché la sua pittura non è ritenuta consona ad un religioso. Fuori dal convento trova sistemazione in una casa all’interno del Conservatorio Interiano (dove certamente le giovani fanciulle lavorano in macramè) assumendo la carica di cappellano, anche se non ha ancora l’età di 50 anni, prescritta nelle disposizioni di Paolo Battista Interiano.

Bernardo_Strozzi_-_Claudio_Monteverdi_(c.1630)[1]

Dopo qualche tempo, a causa di nuovi problemi giudiziari e all’insistenza dei cappuccini di rientrare nell’Ordine religioso, Bernardo Strozzi, ormai pittore affermato, preferisce rifugiarsi a Venezia, dove era conosciuto come “il prete genovese”.  Da documenti rinvenuti recentemente è stato possibile datare l’Annunciazione da lui dipinta al 1632 e conoscerne il prezzo: 350 lire, corrispondenti all’ammontare dell’affitto annuo dell’abitazione dello Strozzi. ABov.

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