Genoa, Cerci “Volevo Fortissimamente il Grifone”

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Alessio Cerci
Alessio Cerci
Alessio Cerci

GENOVA 28 GEN.  Aprite le porte. Dello stadio per mettere a ferro e fuoco la fascia di competenza. O del Museo della Storia del Genoa dove si è tenuta la presentazione. Alessio Cerci è carico come una molla. Pronto a scattare verso un futuro in cui rimbalzino le sue qualità extra. “Ho trovato un ambiente allegro, persone disponibili. Sto sentendo l’affetto di presidente, società, allenatore, compagni e dell’ambiente intorno. Sono molto sereno e desideroso di rilanciarmi. E’ una opportunità da prendere al volo, nell’ultimo anno ho giocato poco e voglio tornare a essere il giocatore che ero. Credo che il Genoa, la filosofia del mister, possano valorizzarmi al meglio. Il presidente Preziosi per anni mi ha cercato con insistenza: ha fatto di tutto per portarmi, lo ringrazio e ci tengo a ricambiarlo con i fatti”.

 

Alessio sta vivendo questi giorni nel cuore del Porto Antico. Poche centinaia di metri più in là, i pionieri del Genoa diedero i primi calci a un pallone, sulle banchine dove erano attraccati i mercantili. Davanti a lui cimeli e trofei di valore inestimabile per il nostro calcio, che raccontano le gesta di campioni che hanno indossato la maglia a quarti. “Sono entrato in un gruppo affiatato: spero di trovare la forma migliore, ma credo di essere a buon punto. Cercavo una realtà come il Genoa, club con una grandissima storia. Del Milan non voglio parlare. Guardando indietro mi resta il rammarico di essere stato poco all’Atletico Madrid. Fossi rimasto più a lungo, mi sarei adattato meglio, anche a saper soffrire. Nel calcio come nella vita si devono prendere decisioni”.

 

 

Mancano tre giorni alla sfida da ex con la Fiorentina. Nella speranza di non assistere alla sboccio di troppe viole sul prato del Ferraris. “Ci aspettano delle partite difficili, pensiamo a noi stessi per recuperare terreno. Contro squadre così dobbiamo dare fondo a tutta la nostra determinazione. Ho seguito spesso il Genoa in tv, credo che avrebbe meritato un’altra classifica. Non penso che la Nazionale sia un capitolo chiuso, ci sono stato di recente. Sta a me dimostrare di essere tornato quello del Torino, ero convinto allora, lo sono di più oggi. Se metto in campo la voglia di rivincita, posso coltivare certe ambizioni. E’ vero che ho dei limiti se, nella mia carriera, ho alternato picchi straordinari a periodi non positivi. Credo che a volte la differenza la possano fare anche gli allenatori. Se senti la fiducia e ti senti compreso, è più facile esprimersi. Ventura è stato un tecnico che ha trovato la chiave per estrarre il massimo”.

 

Una parola magica che risponde alla parola fiducia, da guadagnarsi con l’umiltà con cui si è trasferito in Liguria. “Spero e conto che con mister Gasperini sarà lo stesso. Domenica ritrovo la Fiorentina dove ero stato molto bene, a parte problemi ambientali di poco conto. E’ importante cercare di fare punti subito. La mia storia dice che le cose migliori le ho fatte sulla destra, dipende dalle intenzioni del tecnico, io mi metto a disposizione. Voglio ringraziare Figueiras per avermi ceduto il numero. L’undici è quello che mi ha accompagnato in questi anni, lo chiamo il mio numero”.

 

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