Ganasce S. Martino, ora la procura se la prende pure con Tinella

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L'assessora comunale alla Legalità Elena Fiorini

GENOVA. 28 SET. Clamorosa svolta per il caso delle ganasce alle auto nei viali del San Martino. E’ “guerra” fra Comando della polizia municipale e procura genovese, che ha iscritto nel registro degli indagati il numero uno della polizia municipale.

Per il comandante Giacomo Tinella è tutto regolare: i cantuné hanno seguito le risultanze di una sentenza sull’argomento, già preso in esame dai giudici.

Per il pm Alberto Landolfi, noto per alcune discutibili e stravaganti decisioni, il numero uno dei cantuné avrebbe commesso il reato di omissione di atti d’ufficio.

 

La circostanza è trapelata da Palazzo di Giustizia in questi giorni, ma nel luglio scorso Tinella sarebbe stato stato ascoltato dai carabinieri del Noe.

Tinella ha spiegato di essere a disposizione della magistratura, ma si è giustamente difeso richiamando la normativa in vigore e soprattutto la sentenza emessa lo scorso aprile, quando i giudici genovesi avevano assolto i vertici dell’ospedale genovese (il direttore sanitario Mauro Barabino ed altri quattro imputati).

In quell’occasione, era stata accolta la tesi difensiva, secondo la quale il bando di gara, preparato da una dirigente e sottoposto all’approvazione del direttore generale, richiama il regolamento e dà la possibilità di utilizzare le “ganasce” e la rimozione dei mezzi in divieto di sosta che ostruiscono il passaggio.

In sostanza, le aree interne del “San Martino” sono state considerate private e non pubbliche, con la conseguente possibilità di autoregolamentazione degli spazi. Pertanto, i viali dell’ospedale dovrebbero essere sottoposti al controllo della vigilanza privata, non dei cantunè. Fabrizio Graffione

 

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