Gabrielli: immigrati da spostare, No borders professionisti dell’agitazione

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Il capo della polizia Franco Gabrielli in visita a Genova e nel ponente ligure
Il capo della polizia Franco Gabrielli in visita a Genova e nel ponente ligure
Il capo della polizia Franco Gabrielli in visita a Genova e nel ponente ligure

GENOVA. 8 AGO. “Occorre spostare altrove i migranti, che ci vengono anche restituiti dai francesi, per smorzare la tensione a Ventimiglia. Intensificheremo le operazioni di decompressione per alleggerire la pressione nella città di confine. Significa che prenderemo le persone e le porteremo da un’altra parte”.

Il capo della polizia Franco Gabrielli lo ha promesso più volte durante la sua visita odierna in prefettura a Genova e nel ponente ligure, dove ha incontrato, in forma privata, anche i famigliari e la vedova dell’assistente capo Diego Turra.

Il numero uno è intervenuto pure sulla questione delle infiltrazioni dell’Isis tra gli immigrati e del problema No borders: “Consentitemi, prima di tutto, di fare un plauso ai colleghi del reparto Mobile, che hanno agito in modo esemplare con grande abnegazione e sacrificio. Le preoccupazioni del governatore Toti e di ogni cittadino ligure, sono legittime.

 

Se il tanto sbandierato parallelismo fra flussi migratori e terrorismo risulta quanto meno ardito, è ovvio che non dobbiamo cadere nell’errore opposto perché non esiste il rischio zero. Pertanto, i controlli ci sono e teniamo alta la guardia. I servizi di Intelligence servono proprio a questo.

Mi rendo conto che i No borders non sono lo Stato islamico o il Daesh, però certe manifestazioni non aiutano a garantire la sicurezza. Queste persone, che molto spesso professionisti dell’agitazione, hanno poco a che vedere con i drammi di chi dicono di rappresentare. Anzi, credo che siano più una complicazione della vita di questi poveri disgraziati e noi gestiremo la situazione come è giusto che avvenga, secondo il codice penale.

Noi per fortuna non abbiamo rabbia nei confronti di nessuno. Addebitare la morte del nostro collega ai No borders è un esercizio poco serio”. Fabrizio Graffione

 

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