Francesco Cento, incontro con lo scultore di Voltri

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Francesco Cento
Francesco Cento
Francesco Cento

GENOVA. 26 FEB. Vive e lavora nel ponente genovese. Scolpisce legno e marmo ma modella anche la terracotta. Ed unisce la propria arte all’insegnamento.

Ecco il Maestro Francesco Cento, scultore di fama riconosciuta, che ci riceve nel suo atelier nel cuore più antico di Voltri, proprio dietro la chiesa di Santa Limbania, nell’ultima piazzetta della delegazione. Insieme a lui facciamo un percorso nell’arte e nella storia, per raccontare il percorso di questo poliedrico artista che unisce una cultura profonda con un enorme senso estetico, il tutto condito con la semplicità tipica dei saggi.

Francesco nasce a Taurianova, piccolo paese della Calabria. Già da piccolo manifesta un grande interesse per il lavoro del padre, ebanista e falegname, e dimostra spiccata attitudine per il disegno.

 

All’epoca della scuola elementare riceve la sua prima squadra in legno realizzata dal padre, che ancora oggi utilizza per le sue opere.

Ha anche una grande attrazione per gli attrezzi del padre che spesso “ruba” per utilizzare di nascosto, in modo da non allarmare troppo la mamma che lo vede maneggiare sgorbie, martelli e pialle. Inizia così a lavorare il legno, materiale molto familiare, ma è anche affascinato dal modellare la creta: poco distante da casa sua c’é una ditta di laterizi e il piccolo Francesco rincorre i camion carichi di terra rossa per la cottura dei mattoni, raccogliendo quella caduta che impasta con l’acqua e modella allegramente per la gioia di mamma che deve lavare via argilla da tutti i capi di abbigliamento e da vari ambienti di casa… Forse un segno del destino, sarà proprio la ceramica la sezione che sceglierà all’istituto d’arte.

Superata la maturità, decide di iscriversi all’accademia di belle arti a Reggio Calabria dove si trasferirà. Questa scelta, seppur appoggiata dai genitori, genera di tanto in tanto qualche perplessità nella madre che un giorno, chiederà al medico di famiglia lumi sull’inclinazione del figlio, formulando la domanda: “Dottore, ho un figlio artista… è grave?”. Senz’altro il professionista avrà rassicurato la mamma che vede partire Francesco alla volta della città inseguendo il suo sogno.

E in quella città lui ed i suoi amici e compagni di studi si troveranno a condividere idee e sogni, in una sorta di “salotto culturale” dove passeranno serate a parlare di arte e comunicazione in una passione comune che li legherà per tutta la vita. Dopo gli studi arriverà il concorso, vinto in quella città di Genova che diventerà la sua nuova casa. Anzi, non solo il capoluogo ma “…tutto l’Appennino Ligure da Isola del Cantone a Cicagna, da Ronco Scrivia a Gattorna diventano familiari…”, come dice sorridendo Francesco.

E qui inizia la sua carriera come insegnante, nella quale trasmette la passione e la voglia di fare, ma soprattutto la necessità di conoscere le “regole del gioco” anche in ambito di creatività.

“Io non ho mai amato molto la matematica ma ho imparato quella che mi serviva per scolpire. Come posso trovare un punto nello spazio senza basi di matematica e geometria? Impossibile… allora spiego agli studenti di imparare quanto serva per poter esprimere al meglio la passione per l’arte. Come nella lingua ci sono una grammatica ed una sintassi, anche in ambito artistico ci sono regole e numeri che sono alla base…”, ci illustra con chiarezza lo scultore ma qui soprattutto l’insegnante.

Sono rigide però anche le regole del mercato dell’arte, che vede Genova come ambito difficile di lavoro. Eppure, nonostante le difficoltà generalizzate, l’opera di Cento è apprezzata anche ben oltre i confini regionali, sue sono infatti vari monumenti in diverse regioni d’Italia, non ultima la sua città natale. Anche Genova ospita alcune sue creazioni importanti che impreziosiscono le chiese della delegazione ponentina dove vive, segno tangibile di riconoscimento allo scultore che ha realizzato il leggio ed il fonte battesimale nella chiesa dei Santi Nicolò ed Erasmo. Per questi ha effettuato uno studio molto approfondito per riuscire ad inserire le opere nell’opulenza barocca della chiesa.

“Il fonte battesimale è in stile longobardo, con figure prismatiche e semplicità geometrica che si inseriscono nella sovrabbondanza di decori della chiesa senza interferire o senza realizzare uno stacco potente come poteva essere un’opera in stile moderno”, illustra lo scultore con i progetti alla mano, “la creazione è realizzata con un impasto di polvere di marmo e colofonia, una colla di origine animale che rende la polvere di marmo rigida come il materiale originale, come da una ricetta del Settecento che ho trovato dopo molte ricerche. L’unico problema era trovare il solvente adatto per la colla e dopo varie sperimentazioni ho finalmente trovato la miscela ideale. Quindi il marmo è stato modellato e non scolpito, una lavorazione del tutto particolare”.

Dalla materia, passiamo quindi a chiacchierare gradevolmente della filosofia delle sue opere e qui, ci addentriamo con leggerezza nel pensiero elevato sull’arte. “Nel momento in cui termino un’opera, non è più la mia, io non mi affeziono alle mie creature, se questo succede allora le tengo solo per me e non le vendo…”, sorride Cento, “il lavoro attorno ad un’opera è sempre molto: dalla progettazione alla realizzazione. La scultura è poi un’arte lenta, serve molto tempo ma anche oltre all’ispirazione un continuo esercizio, uno studio costante. Eppure una volta terminata non è più mia… ma di tutti”.

Oggi al contrario la società chiede tempi sempre più rapidi e molte professioni del passato stanno sparendo, infatti consideriamo che delle diverse falegnamerie presenti a Voltri ormai ne rimane solo una. Con l’arrivo del –fai da te- è scomparsa la professionalità del maestro che insegna e dell’allievo che apprende, oggi tutti si sentono un po’ sia artigiani sia artisti.

“Vi è una sostanziale differenza tra artigiano ed artista: mentre il primo sa esattamente cosa fare e dove arriverà il suo lavoro, portando a compimento l’oggetto che sta creando, l’artista ha un percorso maggiormente incerto, solo al termine dell’opera potrà avere la contezza di quanto realizzato. In questo senso, appare fondamentale la conoscenza dei materiali e la risposta dinamica all’intervento umano però occorre tenere presente l’aspetto comunicativo.

L’artista infatti ha la necessità di trasmettere un messaggio attraverso la sua opera: la comunicazione si sostanzia mediante l’opera stessa, se non comunica nulla non ha senso di esistere. E qui emergono i molteplici talenti dell’artista: creatività e fantasia ma anche la capacità di calcolare e studio per realizzare i suoi progetti, abilità manuale ma anche conoscenza approfondita dei materiali che si trasformano sotto le sue mani ed i suoi attrezzi, sia un marmo resistente che malleabile terracotta che si adegua alla pressione dei polpastrelli.

Questa è l’essenza dell’arte che non può che affascinare, soprattutto quando si ha davanti chi sappia trasmettere sia l’amore per il bello sia la passione per il fare. Dopo un caffè insieme si saluta il maestro con la netta sensazione di avere imparato parecchio. Una chiacchierata di una mattina che si trasforma in una involontaria lezione di arte, di tecnica ma soprattutto di vita e cultura “a tutto tondo” in ogni senso…

Roberto Polleri

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