Forte e carnale il Macbeth di Liberovici arriva alle viscere

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Il Macbeth Remix
Il Macbeth Remix
Il Macbeth Remix

GENOVA. 20 APR. Ieri sera con Macbeth Remix di Edoardo Sanguineti, l’ultima delle nuove produzioni del Teatro Stabile di Genova, si chiude la stagione della prosa del teatro genovese.

Lo spettacolo in questa nuova versione ha debuttato  in prima nazionale al Teatro Duse davanti ad un folto pubblico, soprattutto e per fortuna per lo più di giovani. Andrea Liberovici che ne firma la regia, aveva già stupito con questo spettacolo nell’ormai lontano 1998, e chi ha avuto il piacere di vederlo quell’anno ricorderà benissimo quanto quel lavoro del geniale regista- compositore fu tanto travolgente quanto coinvolgente.  Di quello spettacolo in realtà nella versione presentata ieri rimane ben poco, cambiati i protagonisti, diminuiti gli attori, tolte le danze e via dicendo, ma quello che indiscutibilmente resta è la forza della parola di Sanguineti e la capacità espressiva di Liberovici.

Sanguineti e Liberovici si sono conosciuti al cinema, non a caso, tutti e due ad assistere ad un film di Carmelo Bene, da lì nacque un’amicizia che durò 15 anni e che portò ad un sodalizio lavorativo che ha visto operare i due insieme intensamente per costruire dei veri e propri capolavori teatrali. La parola incalzante, evocativa, clamorosa, scandalosa e sconvolgente di Sanguineti infatti più che mai si confà con il ritmo percussivo alternato ad armonie raffinate delle composizioni di Andrea Liberovici.

 

Macbeth Remix inizia con rumori assordanti al limite del fastidio che preparano ad uno scenario tragico di due vecchi protagonisti abbruttiti dal potere. Sulla scena infatti non vedremo la figure seducenti di Lady Macbeth accanto ad un marito fiero destinato a diventare re, ma due attempati figuri di memoria beckettiana che trascinando i piedi ( non si sa con quale forza) riescono a tramare gli omicidi più crudeli per una sete di potere che li conducono sempre più in basso. Urla di cinghiali trucidati, sangue su grambiuli e guanti, pezzi di carne ancora pulsante da mettere in frigo dànno una mano a raccapricciare il pubblico, ma nulla è gratuito. Liberovici è molto attento in questo, come sempre.

E così, attraverso un linguaggio che, come diceva il poeta Sanguineti, deve essere un effetto e non l’obiettivo, si consuma la tragedia Shakespeariana che più di tutte mette in discussione la necessità del delitto di potere. Straordinari  Elisabetta Pozzi e Paolo Bonacelli imbruttiti ed invecchiati ad hoc per meglio raggiungere l’intento registico che vagano perduti all’interno della scarna e lugubre scenografia di Fiorato assolutamente di effetto su cui sovrasta nascosto in alto un tronco di albero rovesciato che verrà scoperto alla fine per evocare la sconfitta di Macbeth.

Come parte integrante e non a complemento dello spettacolo, come in altri di Liberovici, i video proiettati che, in alcuni casi, sostituiscono gli altri personaggi della tragedia. In essi  vediamo la pertinente partecipazione di Eros Pagni, Marco Sciaccaluga, Judith Malina, Sierha Bonnette e Daniele Madeddu.

Lo spettacolo sarà in scena fino a domenica 8 maggio.

FRANCESCA CAMPONERO

1 COMMENTO

  1. Shakespeare oltraggiato si rigira disgustato. I rumori all’inizio sono OLTRE la soglia di sopportazione.
    Il delirio regna sovrano. Colpisce soprattutto l’insensatezza del tutto. Diversi spettatori usciti durante lo spettacolo. Evitate se potete

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