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FESTIVAL INQUIETUDINE. CERONETTI “INQUIETO AD HONOREM”

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inquieti-ceronettiSAVONA. 3 GIU. Al Festival dell’Inquietudine di Finale Ligure è stato premiato Guido Ceronetti come “inquieto dell’anno”; ecco la motivazione.

“Il Circolo degli Inquieti potrebbe conferire l’attestazione di Inquieto dell’Anno a Guido Ceronetti senza accompagnarla con la tradizionale motivazione, tanto è chiara l’Inquietudine che lo anima.

Ogni altra parola può essere superflua, impropria, non sufficiente a commentare un Inquieto assoluto quale è Ceronetti. Solo Lui avrebbe poetica e pensiero, stile e linguaggio per motivare questa edizione del nostro Premio.


Noi, al massimo, possiamo meditare meravigliati sui fecondi germi di Inquietudine sapientemente sparsi in tante opere dalla sua Arte proteiforme.

Noi, al massimo, possiamo leggere nei suoi occhi la gentilezza con cui osserva la disperazione dell’avventura umana; possiamo osservarne la timidezza e apprezzarne la ritrosia e dire al mondo che mitezza e sensibilità non sono contrastanti con l’Inquietudine ma sono doti ad essa coniugabili.

Ceronetti, da sempre, fa discutere ed è discusso, unisce e divide, allieta e irrita.

E’ una creatura culturale, fastidiosa e fantasiosa, che punge, che increspa le acque stagnanti, che inquieta.

Per noi del Circolo degli Inquieti Guido Ceronetti è una leggenda della cultura italiana.

Per noi è uomo non di altri tempi ma del tempo circolare, di altro pianeta.

Su questa Terra lo vediamo come nomade sempre in viaggio per destinazioni culturali insolite, come raffinato randagio teatrale senza dimora fissa alla continua ricerca di aree di sosta in cui rendere meno greve il suo esilio terreno. Ci piace pensare ai suoi aforismi come raccolta di sentenze, di opinioni sentite sulla sua pelle, gridate nelle piazze o nei trivi della storia dove il Teatro dei Sensibili si rivolge a uomini sensibili e a disperati. Ci piace perché ci insegna a porre lo sguardo sui muri scrostati, a palparne le rughe, ad ascoltarne i sospiri; a ribellarsi al brutto, all’appiattimento, ad interrogarci sulla presenza del male, ad uscire dalle tenebre per cercare  bellezza, saggezza, sprazzi di luce; per ascoltare cori di cicale e ronzii d’alveari.

Per avventuraci nell’Inquietudine di Ceronetti ci appelliamo, quindi, timorosi al Mito e avanziamo l’ipotesi che, prima di scendere su questo pianeta, la sua anima abbia scelto l’Inquietudine come immagine-idea della vita umana e terrena e che al Nostro Inquieto sia stato dato, come compagno, un daimon altrettanto Inquieto che, dall’Iperuranio, gli ricorda con pervicacia quell’immagine e ne governa, attraverso un filo, la personalità e il destino.

Un filo non diverso dall’amato filarmòn attraverso cui il marionettista Guido comunica con il cielo per muovere le sue marionette dotate di anima e ideofore. Perché, come Guido sostiene:Gli uomini sono come marionette. Le marionette sono come uomini”.

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