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FESTIVAL DELLA SCIENZA, MATTINA DEDICATA ALLE BIOTECNOLOGIE

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festival-scienza-2013-logoGENOVA 30 OTT. Si è da poco concluso a Palazzo Ducale il convegno “Il Dna della Scienza. Dalle idee alle soluzioni”, in programma nell’ambito del Festival della Scienza e che ha visto una folta partecipazione di studenti delle scuole superiori.
Ad aprire il convegno, Eugenio Aringhieri, presidente del Gruppo Biotecnologie di Farmindustria.
“Dinamico, altamente tecnologico e competitivo – ha dichiarato Aringhieri – Il settore del farmaco biotech in Italia rappresenta una leva di crescita per l’economia del Paese. Lo dimostrano le 175 imprese sul territorio, i 1.410 milioni di investimenti annui e i quasi 5.000 addetti in Ricerca”.

“Sono particolarmente lieto di poter parlare di biotecnologie alla presenza di giovani ragazzi, risorse e futuro del nostro Paese. Dalla scoperta del genoma umano – spiega Aringhieri – si sono aperte nuove possibilità e prospettive, soprattutto in campo medico. E se la genetica si unisce alla medicina, tenendo conto anche dei profili bioetici, possono essere raggiunti grandi risultati”.

I farmaci biotecnologici sono già oggi il 20% di quelli in commercio e il 50% di quelli in sviluppo. In molti casi rappresentano l’unica possibilità di trattamento per patologie rilevanti e diffuse come anemia, fibrosi cistica e alcune forme di tumore. E sono tra le principali risposte alle malattie rare, perlopiù di origine genetica.
Ma non solo. Dal biotech potrebbero arrivare importanti contributi per la scoperta di nuove terapie per la cura di patologie a grande diffusione (come quelle cardiovascolari) che rischiano di diventare orfane di nuovi trattamenti e di nuovi vaccini.


Il nostro Paese ha tutti i presupposti per ricoprire un ruolo da protagonista nel biotech: con i 109 farmaci disponibili, i 67 progetti discovery e i 359 prodotti in sviluppo e con le competenze scientifiche riconosciute a livello internazionale.

“Numeri importanti – precisa Aringhieri – che descrivono una realtà hi tech solida e con enormi capacità di sviluppo. Per spingere sull’acceleratore è necessario però un rapporto sinergico tra imprese, territori, centri di ricerca pubblici e privati, che si fondi su politiche attente alle sue potenzialità. Ricerca e Innovazione, come recentemente sostenuto dal premier Enrico Letta, non possono essere sacrificate sull’altare dell’austerity. Rappresentano infatti – conclude Aringhieri – una leva strategica per la competitività del Paese”.

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