Famiglia vittime sinti: uccisi da pregiudicato. Lui: guardate le telecamere

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Bar il Risveglio. La polizia è sul posto. Foto Enrico Ghigino
Pegli, il luogo in cui si è consumato il duplice delitto in strada, davanti al bar tabaccheria Risvegli 77. La polizia è sul posto. Foto Enrico Ghigino
Pegli, il luogo in cui si è consumato il duplice delitto in strada, davanti al bar tabaccheria Risvegli 77. Foto Enrico Ghigino

GENOVA. 26 APR. Sparatoria in strada di ieri sera a Pegli: i parenti delle vittime, Adriano e Walter Lamberti, 51 e 27 anni, genovesi di origini sinti, abitanti in via Ungaretti a Pegli, sono sconvolti per i futili motivi in cui è maturato il drammatico episodio, si chiudono nel dolore e dicono: “Uccisi da un pregiudicato”. Aggiungendo che, da quanto appreso, l’arrestato sarebbe stato lasciato libero di girare armato.

Il presunto killer 62enne Salvatore Maio, originario di Rizziconi (Reggio Calabria) e residente in via II dicembre 1944 al Cep, invoca la legittima difesa e al momento dice agli investigatori: guardate le telecamere, mi hanno accerchiato, picchiato e puntato la loro pistola alla tempia. L’arrestato era già stato condannato per omicidio nel 1980 (subito era fuggito, ma il giorno dopo si era costituito) ed aveva scontato 11 dei 16 anni di reclusione. Il suo legale oggi ha spiegato che da allora non risulta che abbia commesso reati e ha condotto una vita tranquilla. Tuttavia, sarebbe stato stato denunciato per altri fatti.

Non sarà facile, per il pm Patrizia Ciccarese e gli investigatori della squadra Mobile, stabilire chi ha ragione e come si sono svolti i fatti. Oltre alle immagini delle telecamere e alle dichiarazioni dei testimoni, sarà fondamentale l’attività investigativa della polizia Scientifica.

 

Nel momento in cui gli esperti dovessero trovare delle impronte o tracce sull’arma del duplice delitto (una calibro 7,65 con la matricola abrasa raccolta dai poliziotti davanti al bar tabaccheria Risvegli 77) diverse da quelle di Salvatore Maio, sarebbero costretti a compararle con quelle dei sinti presenti sul posto.

In caso di esito positivo, allora la versione fornita dall’arrestato potrebbe reggere.

In caso di esito negativo, però, il presunto killer, che si trova ricoverato e piantonato H24 al San Martino, dovrebbe finire in carcere con un’accusa pesantissima perché significherebbe che nessuno dei quattro sinti ha mai toccato, né puntato l’arma del delitto alla tempia del calabrese.

 

4 COMMENTI

    • Cafona che non sei altro! ben ti stava a te se fossi passata li x caso e un colpo ti avrebbe colpita…

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