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Evita al Politeama: la forza del mito e della storia in un musical

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È andata in scena ieri pomeriggio al Politeama Genovese l’ultima replica di Evita, il musical del 1978 di Andrew Lloyd Webber e Tim Rice nell’adattamento italiano

La forza del mito e della storia in un musical ricco di pathos e briose sfumature

GENOVA. 5 DIC. È andata in scena ieri pomeriggio al Politeama Genovese l’ultima replica di Evita, il musical del 1978 di Andrew Lloyd Webber e Tim Rice nell’adattamento italiano per la splendida regia di Massimo Romeo Piparo. La prima assoluta dello spettacolo si è tenuta il 9 novembre a Milano; dal 14 dicembre al 15 gennaio 2017 Evita sarà al Teatro Sistina di Roma. A Genova, la prima serata, martedì 29 novembre, ha registrato un grande successo.

Si tratta di due ore intense, con un intervallo di 15 minuti, che catturano l’attenzione del pubblico dal primo momento fino all’ultimo, tanto più che i testi delle 27 canzoni, tradotti in italiano, sono comprensibili a tutti.

La protagonista, che dà il titolo all’opera, è ben interpretata dalla cantante milanese Malika Ayane, alla sua prima esperienza di musical teatrale: la sua voce potente, ricca di sfumature, ben riconoscibile non soltanto dai fan, sa fornire un calore particolare al personaggio, liberamente ispirato alla seconda moglie del presidente argentino Juan Domingo Perón (1895-1974), First Lady del paese sudamericano dal 1946 fino alla morte, avvenuta per un tumore nel 1952, a soli 33 anni.


Forse molti ricorderanno il film di Alan Parker del 1996, interpretato da Madonna, Antonio Banderas (Che) e Jonathan Pryce (Perón), che ottenne anche l’Oscar e il Golden Globe per la migliore canzone (You Must Love Me) nel 1997. Insomma, il confronto con la tradizione di quest’opera rock è impegnativo, ma la produzione firmata PeepArrow Entertainment si difende assai bene.

Intanto, la bellissima musica viene eseguita dal vivo sul palco con grande brio dall’orchestra diretta dal maestro Emanuele Friello. Le scene, firmate da Teresa Caruso, si susseguono con un gioco di incastri mobili, spiegamenti e ripiegamenti quasi origamici, che agevolano i passaggi tra dentro e fuori, alto e basso, lontano e vicino, dall’Argentina rurale di Junín alla capitale Buenos Aires, dalle architetture pubbliche a quelle private e viceversa.

Le coreografie, curate da Roberto Croce, si presentano perfettamente congegnate e interpretate da un cast tutto di buon livello, composto da oltre 40 artisti tra attori e orchestrali. Tra questi spiccano il già affermato Filippo Strocchi, nel ruolo del Che, la figura del narratore, che ha la funzione di commentatore critico della vita e delle gesta di Evita; Enrico Bernardi, perfetto anche fisicamente nella parte di Juan Perón, e Tiziano Edini, che interpreta il cantautore di tango argentino Augustìn Magaldi.

Aggiungono pathos al racconto diverse soluzioni visive particolarmente apprezzate: dal cinema dentro il teatro, dal quale parte il flashback iniziale con la notizia della morte di Evita, al Requiem / Salve Regina della popolazione in processione con i ceri, fino ai personaggi che si mischiano al pubblico in sala, ascoltando alla radio la voce della protagonista; dall’allegra carrellata di spasimanti “consumati” dalla giovane Evita in carriera, che “brillerà come una stella”, al celebre brano Don’t cry for me Argentina / Da ora in poi in Argentina, cantato dal balcone della Casa Rosada.

Nella seconda parte dello spettacolo, che si fa ancora più appassionante, si segnalano i momenti che rendono nuovo il paese: la moglie del presidente Perón viaggia in Europa, fa beneficenza, aiuta i bambini, “trasforma in fatti ogni sua teoria”. Il dinamismo e l’entusiasmo di questa prima grande donna della politica internazionale contrasta con la sua malattia e la morte, fino a toccare l’acme nell’interpretazione dell’ormai classica You Must Love Me / Stai qui, sii mio, che davvero commuove il pubblico.

Nel finale, telo rosso, abito bianco (sempre buone le scelte dei costumi studiati da Cecilia Betona). “Vai, vola più su”. E la pioggia cade in scena, a sottolineare le lacrime collettive e il dolore della gente che passa con gli ombrelli sotto l’acqua. Impeccabile. (foto: Linda Kaiser).

Linda Kaiser

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