Escort condannata a pagare le tasse, i giudici: pecunia non olet

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Il quartiere a luci rosse di Amsterdam, dove le escort pagano da anni regolarmente le tasse e non sussiste lo sfruttamento
Il quartiere a luci rosse di Amsterdam, dove le escort pagano da anni regolarmente le tasse e non sussiste lo sfruttamento
Il quartiere a luci rosse di Amsterdam, dove le escort pagano le tasse e non sussiste lo sfruttamento

SAVONA. 9 LUG. I giudici speciali della commissione tributaria di Savona, l’altro giorno hanno emesso una sentenza con cui hanno ordinato ad una escort, residente nella città del ponente ligure, di pagare le tasse.

Come avviene in altri paesi europei: dall’Austria all’Olanda, alla Svizzera, alla Germania, dove il giro d’affari è di miliardi di euro, il Fisco incassa mediamente il 20% del complessivo, l’immigrazione clandestina è calata e, soprattutto, lo sfruttamento è quasi inesistente.

Nella sentenza, emessa in nome del popolo italiano, le toghe citano il detto “pecunia non olet” ossia il denaro non puzza. Inoltre, spiegano che il meretricio, dal punto di vista fiscale, risulta “una prestazione di servizio verso corrispettivo”.

 

La escort dovrà quindi sborsare, come tutti gli altri lavoratori e professionisti, l’Irpef , le addizionali comunali e regionali sull’Irpef, i contributi previdenziali e perfino l’Iva del 21% sugli incassi “lordi”.

La donna, che per l’Agenzia delle Entrate guadagnerebbe almeno 3mila euro al mese, in passato tutti incassati in nero, potrà comunque detrarre le spese per la pubblicità sui giornali.

Secondo le toghe tributarie savonesi, è irrilevante che la professione di cortigiana, ancorché ritenuta da altri giudici immorale, non sia regolamentata nel nostro paese. In tal senso, ci sono già le regole stabilite dalla UE, sostanzialmente applicate pure dal governo elvetico.

 

 

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