Eros Pagni grande mattatore racconta il senso dell’attore

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Oggi ad Eros Pagni il Grifo d’oro
Minetti Al Teatro Stabile
Minetti Al Teatro Stabile

GENOVA. 14 OTT. Il Teatro Stabile di Genova sta cambiando molte cose, lo abbiamo già notato in varie situazioni e scelte fatte, una di queste riguarda senza dubbio la programmazione della stagione che ieri ha aperto con uno spettacolo che in un altro momento sarebbe stato a cartellone come seconda se non terza produzione: Minetti di Thomas Bernhard.

La commedia scritta nel 1976 si costruisce intorno a questo interrogativo: quale sia il ruolo dell’arte, e soprattutto del teatro, nella società contemporanea. Lo scrittore austrico per dar risposta a questo quesito sceglie come protagonista di questa sua opera un attore realmente esistito Bernhard Theodor Henry Minetti considerato da molti il più grande attore teatrale tedesco del secondo dopoguerra

E così dentro la hall di un albergo di Ostenda si svolge il tutto che racconta il ritorno dopo 32 anni nello stesso posto del vecchio attore. In una notte “ buia e tempestosa” di Capodanno il tragico vecchio, deluso dall’appuntamento bruciato da parte del direttore del teatro del luogo, declama le sue riflessioni o meglio le sue elucubrazioni riguardo il senso del suo mestiere tra stupore e nostalgia suoi e di quei pochi che lo ascoltano. L’albergo diventa lo spazio dei ricordi e dell’attesa, ma anche il luogo che Minetti sceglie per compiere il suo estremo gesto di protesta contro la società instupidita e contro il teatro.

 

Da un punto di vista drammaturgico una prova d’attore che richiede praticamente un monologo di più di un’ora e mezza. Una prova d’attore che Eros Pagni supera alla grande, e su questo non c’erano dubbi. I dubbi restano sulla regia che a fatica costruisce il resto sulla figura di Pagni. Malgrado la movimentazione della scena che rotea da un lato all’atro, per poi girarsi su sé stessa per far comparire un angolo dell’hotel all’esterno, il ritmo della commedia resta terribilmente statico. L’unico movimento è dato dai giovani attori in costume che entrano ed escono confusionariamente dalla scena con un sapore vagamente felliniano deridendo il povero vecchio che sempre più si sente alienato dal presente. Pagni ce la mette tutta per dar senso ad un testo che con rabbia e passione vuole descrivere un mondo grottesco in cui convivono la solitudine ed il dramma della vecchiaia, ma che purtroppo non dice nulla di nuovo e che altri hanno scritto molto meglio.

Lo spettacolo rimarrà in scena al Teatro Duse fino al 1 novembre.

FRANCESCA CAMPONERO

Teatro Stabile: www.teatrostabile.it

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