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ENPA PLAUDE LA CAPITANERIA PER L’ILLECITA VENDITA DEL PESCATO

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trancio pesce spada

trancio pesce spadaSAVONA. 31 OTT. I volontari dell’Enpa plaudono al servizio svolto ieri dagli agenti ed ufficiali della Capitaneria di Porto di Savona, che ha denunciato un pescasportivo per la vendita illecita del pescato ed il noto ristorante che lo aveva acquistato.

Quello del commercio sottobanco degli animali catturati da parte dei cosiddetti pescatori “dilettanti” è un fenomeno largamente diffuso tra i 164.000 praticanti della Liguria; ed a tentarlo non è solo il pensionato che pesca da riva con la canna ma anche, e soprattutto, i proprietari di imbarcazioni che, violando il limite di 5 chilogrammi al giorno, catturano con attrezzi professionali molti più animali e li cedono a prezzi “interessanti” a ristoratori e pescherie “interessati”.

Il mare è già spopolato da una pesca professionale supertecnologica ed aggressiva e gli organismi scientifici del settore lo denunciano da decenni, stigmatizzando soprattutto lo strascico e le reti derivanti che, purtroppo, parlamentari italiani a Bruxelles difendono ancora; l’ultimo rapporto della commissaria europea alla pesca Maria Damanaki segnala che gli stock ittici del Mediterraneo sono vicini al collasso, con un sovrasfruttamento del 96% ed il 75% delle specie in rapida e preoccupante riduzione; eppure si consente ancora a quasi 800.000 “ricreativi” italiani registrati di pescare.


Per limitare le vendite sottobanco la Giunta Regionale ha allo studio una legge che prevede l’obbligo del taglio della pinna caudale per le catture dei pescasportivi; ma l’ENPA si è decisamente opposto a tale mutilazione per il timore che sia fatta all’animale ancora vivo, aumentando le già penose sofferenze dovute all’asfissia fuori dell’acqua; l’associazione ha quindi proposto di “pitturare” subito la pinna caudale con una vernice alimentare e tagliarla invece poco prima della preparazione in cucina.

Ma ciò che l’ENPA savonese chiede sono forti limiti alla pesca sportiva (ma ne sogna l’abolizione), con riduzione del pescato giornaliero consentito e vaste aree di costa e di mare vietate ad ogni forma di cattura, in cui gli animali potrebbero crescere e costituire un valido ripopolamento per le zone libere; ed attirerebbero invece, come accade già nelle piccolissime aree marine protette italiane, e in molte parti del mondo, frotte di turisti che praticano l’innocuo snorkeling, cioè l’osservazione incruenta e pacifica, con doppio beneficio per il mondo marino e per il turismo davvero sostenibile.

1 COMMENTO

  1. Ben fatto ma il problema è alla radice, è necessario vietare palamiti e/o nasse al non professionista, controllare le misure del pescato – anche sui banchi noto tanto pesce sotto misura, infine politici e imprenditori che ne dite se smettessimo di gettare cemento in mare che distrugge ogni tipo di abitat? il pescatore “ricreativo” è l’ultimo dei problemi..come al solito forti con i deboli

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