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E’ MORTO A 82 ANNI NEIL ARMSTRONG, IL PRIMO UOMO A METTERE PIEDE SULLA LUNA

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CINCINNATI 26 AGO. E’ morto a 82 anni Neil Armstrong, il primo uomo sulla Luna. Comandante astronauta della missione “Apollo 11”, Armstrong era sceso per primo sulla superficie lunare il 20 luglio 1969. Sue le mitiche parole che gracchiarono via radio: “Un piccolo passo per un uomo, un grande passo per l’umanità”. 600 milioni di telespettatatori, un quinto della popolazione mondiale di allora, seguirono in diretta e in bianco e nero il suo storico balzo.

Neil Armstrong aveva subito un intervento chirurgico di quadruplo bypass coronarico lo scorso 7 agosto, due giorni appena dopo aver compiuto 82 anni. Nonostante la veneranda età, Armstrong era in buona salute ma il giorno prima dell’intervento, il cui decorso 18 giorni dopo gli è stato fatale, un esame medico aveva rivelato la parziale occlusione nelle arterie che portano il sangue il cuore.

“Un vero eroe americano”. Così é stato definito Neil Armstrong, che da “star” delle stelle si defilò quasi subito dai riflettori mediatici della popolarità tornando un timido e tranquillo ingegnere dell’Ohio, cos’ come era partita la sua carriera, destinato però ormai a diventare un eroe globale: la Storia lo riporterà per sempre come il primo uomo a posare piede sulla Luna, nell’ormai lontano 20 luglio 1969.


Ieri Armstrong ha lasciato questa Terra, quella che, commosso, riuscì a contemplare dalla superficie lunare. “La Terra è bellissima – disse al centro di controllo di Houston dall’interno della tuta spaziale. “Neil è stato uno dei più grandi eroi di tutti i tempi e ci ha insegnato l’enorme potere di un piccolo passo” – sono state tali le prime parole del Presidente statunitense, Barack Obama, che insieme alla First Lady Michelle, si è detto “profondamente colpito”.

La costernazione per la scomparsa del primo “moonwalker” della storia coinvolge ogni angolo del mondo. Insieme a Edwin “Buzz” Aldrin e Michael Collins quel giorno d’estate di 43 anni fa emozionò un’intera generazione. E le sue prime parole, appena toccato il suolo lunare, sono rimaste impresse nella memoria e nei libri di storia: “That’s one small step for [a] man, one giant leap for mankind”, un piccolo passo per un uomo, un balzo da gigante per l’umanità. Si coronava il sogno del presidente americano John Fitzgerald Kennedy a cui, in piena Guerra Fredda, l’Unione Sovietica aveva lanciato il guanto di sfida anche sul fronte della corsa allo spazio, lanciando in orbita per prima nel 1957 il satellite “Sputnik”.

Ora l’America aveva vinto il “braccio di ferro” spaziale. Il simbolo di questa vittoria era proprio Armstrong che, in quelle ore passate sulla Luna, insieme ad Aldrin (Collins rimase a bordo della capsula in orbita lunare) raccolse reperti, scattò fotografie, fece esperimenti, gettando le basi per la futura esplorazione dello spazio. Dopo di loro altri dieci astronauti americani lasciarono le loro impronte sulla luna tra il 1969 e il 1972. Armstrong mostrò anche un enorme coraggio, lui che alcuni amici di infanzia ricordano come un giovane un po’ imbranato: quando il computer del modulo lunare Lem “Eagle” in fase di atterraggio diede dei problemi, non si perse d’animo, prese i comandi manuali e si rese protagonista di un atterraggio mozzafiato: “Houston, qui Base della Tranquillità. L’Aquila è atterrata” – disse alla fine della spericolata ma decisiva manovra, facendo tirare a tutti un sospiro di sollievo.

Anche ai milioni di telespettatori che in tutto il mondo seguirono – in bianco e nero – l’evento. Forse il primo grande evento mediatico globale della storia della televisione.

Armstrong, nato in Ohio nel 1930 da genitori di origine tedesca, è rimasto schivo e poco avvezzo alle luci della ribalta anche dopo essere andato in pensione. Ha continuato a insegnare all’università e le sue apparizioni negli anni sono state sporadiche. Solo nel 2010 fece parlare di sé per essere per la prima volta intervenuto nel dibattito politico, criticando la politica spaziale dell’amministrazione Obama che, in tempi di crisi economica, aveva secondo lui indebolito il ruolo della Nasa promuovendo la corsa allo spazio da parte delle compagnie private.

I problemi al cuore lo avevano costretto ai primi di agosto ad un delicato intervento per installare un bypass. Sembrava tutto fosse andato per il verso giusto, come la stessa moglie Carol aveva confermato. “Lo spirito pioneristico di Neil gli è stato utile in questo momento difficile” – erano state le parole del numero uno della Nasa, Charles Bolden. Ma stavolta Neil non ce l’ha fatta. E ora l’America, ma non solo, piange il suo eroe.

Il 20 luglio 1969, fu il coronamento della vita di Neil Armstrong che aveva alle spalle una carriera di pilota militare di caccia nella guerra di Corea a metà anni ’50, tutte le sue missioni andarono a buon fine, anche per questo fu sdcelto dalla Nasa. Ma il suo balzo lunare fu anche e soprattutto un evento epocale nella storia dell’umanità, destinato a segnare l’apice della corsa allo spazio fra Stati Uniti e Unione Sovietica. Per quasi 20 anni le imprese spaziali furono un nuovo teatro della Guerra Fredda, una gara tecnologica senza risparmio di colpi cominciata ufficialmente il 4 ottobre 1957 con il primo satellite artificiale sovietico, lo “Sputnik 1”. Il suo segnale, dallo spazio, segnò il primo punto a favore dell’Urss.

La gara continuò serrata, un primato dopo l’altro, fino al 12 aprile 1961, quando Yuri Gagarin venne lanciato fuori dalla atmosfera terrestre con la navetta “Vostok I”: il primo uomo nello spazio era russo. Qualche settimana dopo, il 5 maggio dello stesso anno, Alan Shepard fu il primo americano nello spazio, a bordo del “Mercury 3”, in un volo suborbitale. Il primo a raggiungere l’orbita della Terra fu invece John Glenn il 20 febbraio 1962, a bordo del “Mercury 6”. Appena 40 giorni più tardi, il 25 maggio 1961, il presidente Usa John Kennedy annunciò al Congresso di Washington l’inizio del “Programma Apollo”, destinato portare l’uomo sulla Luna entro dieci anni.

Il primo passo fu il “Programma Gemini”, messo in campo dagli scienziata Nasa per sperimentare la fattibilità tecnica. Nonostante i successi americani, furono però ancora i sovietici a fare nuovi passi avanti clamorosi: il 16 giugno 1963 Valentina Tereskova fu la prima donna cosmonauta. Gli Usa risposero con la prima sonda diretta verso Marte, la “Mariner 4″, lanciata il 28 novembre 1964. Il 18 marzo dello stesso anno il sovietico Alexej Leonov fece invece la prima passeggiata spaziale. La corsa allo spazio restò col fiato sospeso il 27 gennaio 1967, quando l'”Apollo 1″ esplose sulla rampa di lancio, morirono in tre ma il programma andò avanti.

Nel Natale 1968 l'”Apollo 8” entrò nell’orbita orbita lunare e in quello stesso anno i sovietici lanciarono nella stessa orbita del satellite naturale della Terra i primi animali, due tartarughe, sulla capsula “Zond 5”. Gli Usa raggiunsero alla fine il loro obiettivo il 20 luglio 1969, quando Neil Armstrong potè muovere il primo passo sul suolo lunare. I sovietici non si arresero e cominciarono a lavorare alla prima stazione spaziale, la “Salyut”, che lanciarono il 19 aprile 1971. Solo qualche anno dopo ci furono le prime aperture alla collaborazione: il simbolo della fine della “Guerra Fredda spaziale” accadde nel luglio 1975, l’aggancio fra “Apollo 18” e “Soyuz 19” nella prima missione spaziale congiunta Usa-Urss.

Marcello Di Meglio

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