E’ il giudice o il popolo a dover sindacare le scelte dei politici?

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tribunale corte appello
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Spese pazze 2010-2012. Il gup del Tribunale di Genova avrebbe ravvisato nella condotta di Amelotti e Miceli (Pd) un sintomo di peculato per distrazione, che nel Codice penale non esiste più

GENOVA. 7 MAR. Spese pazze in Regione Liguria 2010-2012. L’ex capogruppo regionale del Pd Antonino Miceli e l’ex tesoriere del Pd Mario Amelotti sono stati assolti dall’accusa di peculato per alcuni episodi (240mila euro) e l’ex consigliere è stato rinviato a giudizio per lo stesso reato e per falso in riferimento ad un altro fatto (38mila euro). In sostanza, ciò che li ha fatti finire nei guai è la mancanza di una contabilità precisa al millimetro, avendo solo evitato di mettere nero su bianco ogni singola spesa rimborsata a ciascun consigliere. Per il falso, gli è stato contestato che  avrebbe generalmente indicato spese istituzionali, quando sarebbe entrato in possesso dei contributi pubblici per altro scopo.

Loro si sono difesi sostenendo che non si sono appropriati di un centesimo e che i soldi pubblici erano stati dati legittimamente a fornitori, dipendenti e consiglieri. Nulla di indebito, nessun dolo e tutto regolare.

Nelle motivazioni della sentenza, il giudice del Tribunale di Genova avrebbe fatto riferimento all’esistenza di un “sintomo di peculato per distrazione” ossia di un reato specifico, che però è stato soppresso da tempo, nonché a una condotta che è meno grave e ben differente dal “peculato per appropriazione” oggi in vigore.

 

Per sanzionare la condotta prevista dal peculato per distrazione, che è stato espunto dal Codice penale nel 1990, il legislatore ha pensato che fosse sufficiente l’abuso in atti d’ufficio per far trarre a sé o a terzi un indebito vantaggio, per cui Amelotti e Miceli non sono stati imputati.

La cancellazione del peculato per distrazione ha risposto a due esigenze, normalissime per ogni democrazia.

La prima è garantire l’indipendenza e l’autonomia di un potere dello Stato, ossia la magistratura, da un altro, ossia la politica, evitando un penetrante sindacato delle toghe su scelte discrezionali, ancorché legittime, della pubblica amministrazione, che altrimenti sarebbe ancor più paralizzata.

La seconda è evitare un disvalore penale, ossia lo stesso trattamento sanzionatorio di grave disonestà come si verifica nel caso di peculato per appropriazione, che non è ovviamente tale nel caso di un marginale peculato per distrazione.

Per le Spese pazze, che in passato sarebbero avvenute in Regione Liguria, sono a processo decine di politici di destra, centro e sinistra, fra cui quelli rieletti l’anno scorso come il presidente del consiglio Francesco Bruzzone (Lega Nord), l’assessore allo Sviluppo economico Edoardo Rixi (Lega Nord), il capogruppo consiliare Matteo Rosso (FdI).

Art. 314 C.P. (Peculato):  “”Il pubblico ufficiale o l’’incaricato di un pubblico servizio, che, avendo per ragione del suo ufficio o servizio il possesso o comunque la disponibilità di denaro o di altra cosa mobile altrui, se ne appropria, è punito con la reclusione da tre a dieci anni. Si applica la pena della reclusione da sei mesi a tre anni quando il colpevole ha agito al solo scopo di fare uso momentaneo della cosa, e questa, dopo l’’uso momentaneo, è stata immediatamente restituita”.

Art. 323 C.P. (Abuso d’ufficio): “Salvo che il fatto non costituisca un più grave reato, il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio, che, nello svolgimento delle funzioni o del servizio, in violazione di norme di legge o di regolamento, ovvero omettendo di astenersi in presenza di un interesse proprio o di un prossimo congiunto o negli altri casi prescritti, intenzionalmente procura a sé o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale ovvero arreca ad altri un danno ingiusto, è punito con la reclusione da uno a quattro anni. La pena è aumentata nei casi in cui il vantaggio o il danno hanno carattere di rilevante gravità”. Fabrizio Graffione

 

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