Doria: Blue Print finanziato dai privati

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Il porto di Genova
Le banchine del porto di Genova

GENOVA. 16 NOV. Si è parlato del progetto Blue Print, oggi in Sala Rossa, con le commissioni IV Promozione della città e V Territorio riunite in seduta congiunta e presiedute da Leonardo Chessa (Sel) e Monica Russo (Pd).

Dopo l’illustrazione del progetto, da parte dell’ architetto Stefano Russo, dello studio di Renzo Piano, il sindaco Marco Doria ha esposto il punto di vista dell’amministrazione:  «Governiamo le inevitabili trasformazioni della città riqualificando, al contempo, gli spazi urbani. Come amministrazione comunale siamo partiti prima incalzati dalle difficoltà di Fiera e dall’incertezza totale della prospettiva del quartiere fieristico che senza un cambiamento radicale non aveva nessuna prospettiva, né l’avrebbe avuta Fiera. Il  quartiere sommava alle difficoltà di tutte le Fiere italiane, la condizione di poggiare su un unico evento, il Salone Nautico, che peraltro era un prodotto in difficoltà. Da azionisti, abbiamo chiesto agli amministratori di Fiera di indicarci le aree di cui avevano bisogno. La risposta è stata molto chiara: il Nouvel e il padiglione B. Le aree non più utili erano il padiglione C, il Palasport e le palazzine. Il Comune ha rinegoziato i rapporti con Fiera, assegnandole le aree necessarie e riprendendosi la possibilità d’uso della restante parte di aree di cui era già proprietario. È stata necessaria una delibera per cambiare la destinazione d’uso non più fieristica. Successivamente si è aperta l’interlocuzione con Renzo Piano, al quale la Regione ha conferito un incarico di progettazione del Water front all’interno di un rapporto preesistente. Le riparazioni navali sono una risorsa importantissima per la città e devono consolidarsi nella loro zona. Non esistono altri spazi dove questa industria possa reggere; dovevamo allora creare condizioni per dare maggiori spazi a queste aziende. In questo contesto si prevede il riempimento del porticciolo Duca degli Abruzzi, che è incastrato in un’area industriale. Occorre quindi governare un trasferimento di posti barca ad altri spazi di qualità, prospicienti al quartiere fieristico. Un secondo intervento è venuto da settori del mondo dello sport, i quali hanno sostenuto che il Palasport serve allo sport. Nell’ipotesi iniziale di Piano questo non c’era, ma il suo disegno è stato adattato senza alterare la filosofia complessiva. Oggi vogliamo e dobbiamo realizzare il Blue Print, ma il tema della fattibilità si regge su una condizione essenziale: non abbiamo finanziamenti a fondo perduto, dobbiamo attirare l’interesse di investitori privati. Le singoli realizzazioni non saranno progettate necessariamente dallo studio Piano, che però si è riservato il diritto di partecipare al percorso per verificare la coerenza e la qualità architettonica dei singoli progetti. Cerchiamo investitori disposti a partecipare davvero a questa grande trasformazione della nostra città».

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