Don Giovanni al Carlo Felice tra lustrini e luci psichedeliche

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Il Don Giovanni al Carlo Felice
Il Don Giovanni al Carlo Felice
Il Don Giovanni al Carlo Felice

GENOVA. 31 GEN. Con un’orgia dietro il tulle e la violenza di donna Anna dentro un taxi giallo parte il Don Giovanni versione Rosetta Cucchi. La regista pesarese ha scelto di spostare l’ambientazione del capolavoro mozartiano negli Stati Uniti degli anni Ottanta, in piena epoca reaganiana, dove vige una società spensierata, priva di valori e di ideali, in cui prorompono  piacere e divertimento. Don Giovanni è una star che vive in un disco pub che sembra far riferimento alla mitica discoteca newyorkese Studio 54, prigioniero di una società fatta di vizi di cui è schiavo al punto tale da far immortalare le sue “prodezze” dalla macchina fotografica  del fido Leporello.

Ma se c’è sempre molto da dire riguardo la scelta di trasportare ai tempi odierni le ambientazioni delle opere concepite in epoche passate, quello che lascia più interdetti  della regia della Cucchi e che da una regista d’importante formazione musicale non ci aspettano scelte come quella in cui durante l’Ouverture non solo si vede Anna aggredita da Don Giovanni sul taxi , ma, rassegnati a questo, si sente anche sbattere le portiere della vettura. Nei panni del direttore Christoph Poppen, le avremmo fatte saldare dalla carrozzeria più vicina durante la notte, almeno per salvaguardare la prima.

Come molto azzardata è stata la scelta di mostrare in gigantografie retrostanti la scena dell’amplesso tra Anna e Don Giovanni. Certo, facendo un accurato lavoro di psicanalisi, si può anche pensare che tra qualche breve conflitto interiore Anna si sia concessa a Don Giovanni inventando lo stupro salva-onore, ma se Leporello ha fotografato il corteggiamento e l’amplesso, perché rimproverare al padrone le «due imprese leggiadre: sforzar la figlia ed ammazzare il padre»?

 

Insomma mettiamola così: sì può scegliere di ambientare Don Giovanni nella New York degli anni ‘80, come nella Tokio del 2000, o nel periodo del lussurioso Impero Romano, ma la traslazione deve reggere, se no è puro e sterile esercizio. Il melodramma è un genere tanto convenzionale quanto rigido dove se si possono ignorare le didascalie, sono invece prestabiliti ed imprescindibili battute, situazioni e tempi.

E se il primo atto si chiude in una scena d’effetto in cui il protagonista tra una ventata di lustrini bagnata da luci psichedeliche sale al cielo appeso ad una corda, molto debole è il finale che lo vede trascinato da due angeli del male infilirsi in un misero varco in fondo alla scena dove mani  vogliose lo attirano.

Ma per fortuna in tutto questo stordimento di regia c’è il cast dei cantanti, e che cast! Non è stata una sorpresa rimanere affascinati  da Erwin Schrott, scenicamente accattivante in Don Giovanni, personaggio fatto a pennello per il suo physique du rôleLa bella voce e l’ottima tecnica del baritono uruguaiano hanno dato vita a quel Don Giovanni cinico, sensuale e crudele che vuole l’opera . Autorevole e dal timbro pulito Graeme Broadbent  nel Commendatore.  Bella voce sicura e morbida quella di Serena Gamberoni in Donna Anna, dal timbro ricco ed espressivo.  Applauditissimo, non a torto, il Don Ottavio di  Patrick Vogel  vocalmente espressivo che ha unito con facilità innata buona tecnica a bel timbro. Maija Kovalevska è una Donna Elvira perfetta nella visione della Cucchi, audace, provocante a livello scenico e fornita di voce sicura e timbro caldo. Forse ci si aspettava di più da Leporello, il coprotagonista nell’opera mozartiana, Alex Esposito ne ha dato un’interpretazione corretta, ma niente di più.  Convincenti anche i ruoli di Masetto e Zerlina sostenuti  da  Francesco Verna  e Sophie Gordeladze.

Dopo mezzanotte il foltissimo pubblico (teatro pieno) si è comunque alzato palesemente soddisfatto. Tantissimi applausi per i cantanti e qualche “bu” per la regista, del resto quando si cerca la sfida qualche rischio c’è.

FRANCESCA CAMPONERO

Il Don Giovanni al Teatro Carlo Felicehttp://www.carlofelicegenova.it/index.php/don-giovanni_ita_PGD453.html

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