Home Cronaca Cronaca Italia

DOMENICO QUIRICO E’ VIVO. DOPO 58 GIORNI DI SILENZIO E ANGOSCIA, IL REPORTER DE “LA STAMPA” TELEFONA ALLA MOGLIE DALLA SIRIA. FARNESINA CONFERMA

0
CONDIVIDI

quiricodomenicolnROMA 6 GIU. Domenico Quirico è vivo e sarebbe in buone condizioni. Dopo 58 giorni di silenzio, torna la voce di Domenico l’inviato speciale di guerra, punta di diamnte del quotidiano torinese “La Stampa”. L’annuncio lo dà pochi minuti fa il direttore de “La Stampa” stessa, Mario Calabresi: “Domenico è vivo e oggi ha parlato brevemente al telefono con la moglie. È ancora in Siria, speriamo di riabbracciarlo presto”.

La Farnesina ammette: “C’è stata una breve telefonata, stiamo cercando di verificare”- ha detto il Ministro degli Esteri, Emma Bonino. 

L’inviato de “La Stampa in Siria, del quale si erano perse le tracce il 9 aprile scorso, ha telefonato nel pomeriggio a casa alla moglie Giulietta. “Sta bene – ha detto Calabresi – confidiamo nel lavoro delle nostre autorità per riportarlo a casa. La situazione resta comunque molto delicata”.  


Anche la stesa Farnesina, in una nota, ha parlato di una “[…]fase particolarmente delicata[…], facendo appello al senso di responsabilità degli organi di informazione nel divulgare notizie provenienti da fonti non verificate e nel mantenere la linea di riserbo necessaria per favorire l’esito positivo del caso. Il Ministero degli Esteri ha ribadito di seguire “[…]con la massima priorità tutti gli sviluppi della vicenda” restando in continuo contatto con la famiglia di Quirico e con “La Stampa”.  

Il giornalista è entrato in Siria il 6 aprile scorso, attraverso il confine libanese, diretto verso Homs. Aveva i suoi contatti per seguire da vicino e da “dentro” il cruento conflitto civile siriano, una striscia di sangue e distruzione causata dal braccio di ferro tra il Presidente siriano Bashara al Assad e la “coalizione” – peraltro molto frammentata e costellata – dei ribelli antiregime che prosegue ininterrotta ormai da due anni con un tragico bilancio “ad horas” di più di 100mila morti tra combattenti e soprattutto civili inermi.

Il suo obiettivo di questa ennesima missione d’informazione sul terreno era spingersi all’interno del Paese fino alla periferia di Damasco, per raccontare ancora una volta la guerra civile siriana, che segue per “La Stampa” fin dalle sue prime battute.

Quirico, 62 anni, era partito dall’Italia il 5 aprile per Beirut, dove era rimasto una giornata in attesa che i suoi contatti si materializzassero. Il 6 aprile ha mandato alla redazione un sms con cui annunciava di essere penetrato in territorio siriano.

Due giorni dopo, lunedi 8 aprile, ha prima mandato un messaggio alla moglie, per confermarle che era in Siria e che era tutto ok, poi verso sera l’ha chiamata a casa. Martedì 9 ha ancora mandato un sms a un collega della Rai nel quale diceva di essere sulla strada per Homs. Da allora, e fino a oggi, il silenzio assoluto e la totale incertezza sulle dinamiche della sua “sparizione” inghiottito nelle spirali infide di una guerra tanto feroce e sanguinosa, quanto difficile da districare anche sul piano delle trattative diplomatiche internazionali.

In queste settimane si sono moltiplicati gli sforzi su tutti i fronti per cercare di ottenere informazioni sulla sorte del reporter di guerra italiano. Nei giorni scorsi le figlie di Domenico, Metella ed Eleonora, hanno lanciato un appello con un video sul sito de “La Stampa.it”. Il video è stato tradotto in inglese, francese e arabo e diffuso anche da varie Tv in Medio Oriente. “Ciao papà, con mamma ti aspettiamo presto” – concludevano le figlie nell’appello. 

Dall’annuncio della scomparsa di Quirico, si sono susseguite le iniziative di solidarietà per Domenico: manifestazioni sportive, associazioni, scuole, eventi. Dal 29 aprile la testata de “La Stampa” è “vestita” con un nastro giallo. Lo “Yellow Ribbon” è un’usanza americana, un simbolo inizialmente riservato al ritorno dei soldati dispersi al fronte. Un modo di dire “Ti aspettiamo, torna presto”.

Di Domenico abbiamo molti ricordi, tanto asciutto e minuto nel fisico, quanto determinato, lucido e “accorto” nello svolgere una mestiere che diventa una ragione di vita insopprimibile: non accontentarsi mai dei lanci d’agenzia che piovono in redazione ma la assecondare la pulsione professionale e umana di andare nei posti caldi di persona con la forza della ragione e il coraggio della passione nel riportare i fatti, le persone, le cose “in guerra”, così come solo dall’interno, correndo rischi estremi, si possono veramente capire e raccontare ai lettori.

Balcani, Afghanistan, Libano, Tunisia, poi la tremenda “avventura libica” di un anno e mezzo fa dove visse per qualche lunga, lunghissima manciata di ore un drammatico rapimento da parte di un drappello di miliziani nel corso del conflitto anti-gheddafiano insieme ad altri tre colleghi. In quell’occasione l’auto su cui Quirico viaggiava in Libia, provenendo dalla Tunisia, fu fermata da uomini armati fino ai denti e l’inviato de “La Stampa” dovette assistere al brutale  assassinio a freddo dell’autista locale che trasportava lui e i gli altri giornalisti.

Liberati dopo poco meno di 48 ore di angoscia, i quattro inviati ricomparvero sani e salvi presso un hotel di Tripoli e furono rimpatriati in Italia. Ma Domenico non si è mai “arreso” davanti alla dura “legge deontologica” del reporter di guerra: esserci.

Ora è tornato…in voce, speriamo presto di riabbracciarlo di persona.

Marcello Di Meglio

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here